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Montezemolo punta verso la Cina
Ilenia Reali
Guazzini farà una società con un impannatore per aprire nuovi negozi
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FIRENZE. Montezemolo ci riprova. E torna in Cina dove aprirà nuovi negozi. Questa volta la famiglia Guazzini non andrà in Oriente da sola ma insieme a un socio cinese e a un collega pratese, titolare di un lanificio, con cui sarà costituita una nuova società. «Per noi - spiega Lorenzo Guazzini, titolare di Montezemolo - la Cina è un sogno che non si è mai concretizzato. Prima ci aveva provato mio padre aprendo dei negozi che poi sono stati chiusi. Io ci ho riprovato con un negozio e anche quello è stato un tentativo fallito. Ora ci riproviamo. Andiamo direttamente là con un socio cinese e un collega pratese di cui ancora preferiamo non fare il nome. E' il titolare di un lanificio che crede fortissimamente che sia arrivato il tempo di scendere a valle della filiera e che lo fa non improvvisandosi in una fase che non conosce ma alleandosi con noi.
E' un progetto che stiamo mettendo a punto proprio in questo periodo». Pitti Uomo fin dall'apertura di ieri sta dando soddisfazione a Montezemolo. «C'è vitalità, c'è interesse. Dopo un momento così difficile c'è voglia di cercare nuove opportunità. Siamo chiari, il passato non tornerà più ma tra gli imprenditori c'è voglia di parlare lingue nuove, produrre con logiche diverse», aggiunge Guazzini che è anche vice presidente italiano dei giovani di Smi, Sistema moda Italia. «Finora non siamo stati bravi a trasformare le difficoltà in opportunità. Ora con la Cina dobbiamo farlo, dobbiamo riuscire a vendere a chi si è arricchito facendoci dumping le nostre cose». E per farlo è necessario puntare sul made in Italy. «E' l'unica cosa che paga», commenta Guazzini. «E mi dispiace che non ci sia nessun politico, a nessun livello, che abbiamo voglia di investire in una scuola di sartoria. Per creare sarti bravi servono 4-5 anni e un'azienda medio piccola da sola non può farcela. Eppure ci sarebbero ottime opportunità di lavoro: se vado in Russia, uno dei mercati a cui più teniamo, con il mio sarto ottengo risultati ottimi». E la Cina è terra di conquista anche per altri pratesi.
Il maglificio Alpha, vicino a Massimo Rebecchi, a intenzione di provarci trovando spazi nei grandi centri cinesi. Per cominciare Shanghai e Pechino. «Accanto ai paesi del Nord Europa e al Giappone la Cina è un mercato che non possiamo permetterci di tralasciare. Il gusto sta cambiando anche là e ci sono tantissime persone che hanno la possibilità e la voglia di spendere nel made in Italy. Come in Russia quel mercato sta uscendo dalla voglia di lustrini e paillettes indirizzandosi verso capi più sobri dove conta la qualità. C'è da essere sicuri: è un mercato difficile da conquistare ma una volta entrati ci sarà spazio anche per i classici capi italiani».
E' un progetto che stiamo mettendo a punto proprio in questo periodo». Pitti Uomo fin dall'apertura di ieri sta dando soddisfazione a Montezemolo. «C'è vitalità, c'è interesse. Dopo un momento così difficile c'è voglia di cercare nuove opportunità. Siamo chiari, il passato non tornerà più ma tra gli imprenditori c'è voglia di parlare lingue nuove, produrre con logiche diverse», aggiunge Guazzini che è anche vice presidente italiano dei giovani di Smi, Sistema moda Italia. «Finora non siamo stati bravi a trasformare le difficoltà in opportunità. Ora con la Cina dobbiamo farlo, dobbiamo riuscire a vendere a chi si è arricchito facendoci dumping le nostre cose». E per farlo è necessario puntare sul made in Italy. «E' l'unica cosa che paga», commenta Guazzini. «E mi dispiace che non ci sia nessun politico, a nessun livello, che abbiamo voglia di investire in una scuola di sartoria. Per creare sarti bravi servono 4-5 anni e un'azienda medio piccola da sola non può farcela. Eppure ci sarebbero ottime opportunità di lavoro: se vado in Russia, uno dei mercati a cui più teniamo, con il mio sarto ottengo risultati ottimi». E la Cina è terra di conquista anche per altri pratesi.
Il maglificio Alpha, vicino a Massimo Rebecchi, a intenzione di provarci trovando spazi nei grandi centri cinesi. Per cominciare Shanghai e Pechino. «Accanto ai paesi del Nord Europa e al Giappone la Cina è un mercato che non possiamo permetterci di tralasciare. Il gusto sta cambiando anche là e ci sono tantissime persone che hanno la possibilità e la voglia di spendere nel made in Italy. Come in Russia quel mercato sta uscendo dalla voglia di lustrini e paillettes indirizzandosi verso capi più sobri dove conta la qualità. C'è da essere sicuri: è un mercato difficile da conquistare ma una volta entrati ci sarà spazio anche per i classici capi italiani».
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