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Le scarpe artigianali "maturano" nelle botti
Ma. La.
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Sopra, Matteo Mantellassi con la madre A destra, mostra la scarpa Bacco una sua creatura Mantellassi, cinque generazioni nelle calzature. Ora la nuova linea verso il centenario
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PRATO. Tra Bologna e Prato, lui preferisce Prato. «Qui il consumatore ha occhio per la qualità», dice. E tra i marchi più noti e uno "fatto in casa", come Mit («Made in Tuscany") registrato da poco e invenzione del quasi trentenne figlio Matteo, si prova a puntare su quest'ultimo come risposta al mercato globale. Mantellassi è un nome storico delle calzature in città (negozio in via Garibaldi) e a Bologna. In casa Mantellassi il secolo tondo tondo entrerà nel 1912, ma per Marco Mantellassi, erede alla quarta generazione del piccolo impero delle calzature artigianali, è come non sentirli. «Sono un "classico" vecchio giovane», scherza Marco, classe 1944, consapevole che non a tutti gli esercizi tocchi la fortuna di varcare la soglia del centesimo. «Ho paura - ammette - che lasciare un'eredità non basti ai miei figli». Tre negozi in tutto, gli stipendi di una decina di dipendenti da pagare. Cose che non poteva immaginarsi allora nonno Enea, quando nel 1912 aprì a Prato in via Guizzelmi: il trasferimento in via Garibaldi è del 1954. I segreti dell'arte di fabbricare scarpe li aveva appresi dal padre Ettore, originario di Vignole, tra Prato e Pistoia. Scavando nell'archivio ricordi dei Mantellassi, si scopre che fu la Grande Guerra a saldare i loro destini con l'Emilia. «Ferito nel 1918, nonno Enea soggiornò convalescente a Bologna. E lì - racconta Marco - iniziò a dare una mano ai laboratori di zona». La prima apertura a Bologna arriva nel 1959: intanto il patrimonio della famiglia se lo dividono i fratelli Lido e Ledo, figli di Enea. Lido e il figlio Marco si concentrano nei negozi di Prato e Bologna, mentre Ledo, in rotta con la famiglia, apre nel 1957 in quel di Firenze dando vita per conto proprio alla "Sutor Mantellassi spa". Ma il passato è passato. Oggi la gente impazza per le scarpe griffate che fanno tendenza. C'è sempre però qualche cliente che ha a cuore la qualità. Tra i marchi che fanno capolino nella vetrina di Prato, uno è stato partorito dalla testa del figlio Matteo. E' lui a disegnare la linea delle scarpe, a trovare la pelle nelle concerie di Santa Croce, a far montare e cucire le suole da un artigiano del pistoiese. Nasce così una calzatura con il marchio "Mit". E piano piano la gente apprezza. «E' la nostra risposta al proliferare di marchi standardizzati. L'artigianalità italiana - affermano i Mantellassi - si sta estinguendo». Una produzione di nicchia fatta a mano, una piccola filiera corta delle scarpe. Sempre del figlio Matteo è l'idea di dare a ogni modello un nome di fantasia: "Bacco", ad esempio, è una scarpa con la pelle invecchiata nelle botti. E in futuro potrebbe esserci l'apertura di un nuovo punto vendita in Toscana con il marchio "Mit".
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