Il Tirreno

Prato

IL RITRATTO

Sola, nella stanza senza luce E' l'altra faccia di Chinatown

P.N.
La parente della vittima
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La parente della vittima

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 PRATO. Sola, costretta a vivere in una stanza senza energia elettrica, senza figli o parenti stretti nelle vicinanze: la morte della donna cinese di 37 anni uccisa mercoledì mattina nella casa di via Chiti riporta sotto i riflettori la condizioni di tanti orientali che non ce l'hanno fatta.  E' l'altra faccia della Chinatown pratese, quella che non gira al volante di Mercedes o Porsche Cayenne, che non ha la fabbrichetta per fare fortuna, che deve guardarsi dai controlli delle forze dell'ordine perché in tasca non ha il permesso di soggiorno. Nelle stesse condizioni di Xiao Hong, o come la si vorrà chiamare sugli atti ufficiali, ci sono altre centinaia o migliaia di orientali, in attesa di trovare quella sicurezza economica o di relazioni che permette di vivere una vita normale.  Lei, per quel poco che trapela, tutto questo non lo aveva. Ed è illuminante che finora con gli inquirenti non si sia fatto vivo nessun parente stretto, solo la moglie di un cugino. Gli altri, se ci sono, forse sono clandestini come lei e non si arrischiano a uscire dall'ombra. Parlando coi pochi cinesi che accettano di commentare l'omicidio, non si coglie un particolare sgomento per quello che è accaduto, solo curiosità.  E che le condizioni economiche dalla donna uccisa non fossero floride lo dimostra anche il fatto che era costretta a vivere in una stanza senza energia elettrica, tanto che è stato necessario usare le fotoelettriche dei pompieri per illuminare la scena del delitto. Un'esistenza da fantasma a due passi dal cuore di Chinatown.

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