Meteo
Quattordici anni di carcere per la rom che uccise Mordini
Pasquale Petrella
◗
Aida Halilovic In alto una poliziotta mostra larma 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Quattordici anni di reclusione e un risarcimento di circa settecentomila euro alla famiglia di Mariso Mordini. E' questa la sentenza di condanna emessa ieri mattina dal giudice monocratico, Anna Liguori, al termine di un giudizio abbreviato, nei confronti di Aida Halilovic la ventitreenne rom che nella notte fra il 15 ed il 16 dicembre dell'anno scorso, uccise il settantaduenne. A fissare il termine in quattordici anni sono state sia il fatto che il giudice ha riconosciuto alla donna alcune attenuanti generiche che sono andate ad annullare le aggravanti dettate dai futili motivi, sia la riduzione di un terzo della pena così come stabilisce la legge quando si procede col giudizio abbreviato. Quindi l'ergastolo che avrebbe dovuto trasformarsi in trent'anni come richiesto dal pubblico ministero Eligio Paolini, è stato trasformato in una pena base di ventuno anni, ridotta di un terzo a quattordici. L'avvocato Gabriele Terranova, che difende la giovane donna, ha inutilmente cercato di far prevalere la sua tesi sull'incapacità della donna di intendere e di volere in quella notte di un anno fa davanti al pronto soccorso dell'ospedale. Aida Halilovic faceva uso di psicofarmaci e una settimana prima aveva denunciato di essere stata violentata. Una incapacità che il giudice tuttavia non ha riconosciuto, dando credito alla perizia del dottor Andrea Tanini che per primo l'ha visitata e ritenuto che quella notte la giovane rom era capace di intendere e di volere. Ieri mattina, in aula, a seguire la parte conclusiva del processo c'era anche la vedova di Mariso Mordini. La signora Sara è stata in silenzio accanto al proprio legale, l'avvocato Manuele Ciappi, consapevole di quello che avrebbe potuto essere l'entità della pena. «Non c'era spirito di vendetta da parte dei familiari - dice l'avvocato Ciappi - Certo, si sarebbe aspettata una sentenza più severa, ma la legge in questi casi non lascia margini di manovra e se il giudice riconosce una sola attenuante generica, la pena base può variare dai 21 ai 24 anni, e a questi va sottratta un terzo per il rito abbreviato». La soddisfazione della famiglia della vittima arriva però soprattutto dalla puntuale smentita processuale di tutti quegli incredibili racconti fatti dalla rom nelle ore successive al delitto, che attribuivano a una provocazione dell'ex tessitore una giustificazione al suo gesto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
