Il presidio
Cariprato: parlano i sindacalisti della Falcri, l’unica sigla che ha bocciato l’accordo proposto dalla Popolare di Vicenza
«Lo stile Marchionne fuori luogo»
Giovanni Ciattini
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Uno sportello di Cariprato«Una banca sana e con un piano ambizioso di sviluppo: allora perché i tagli?»
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PRATO. Qualcuno, ogni tanto, deve trovare il coraggio di dire no, assumendosi il rischio di essere considerato "antistorico". E' questo il caso della Falcri (Federazione autonoma lavoratori del credito e del risparmio italiani), che ha bocciato, pur con non pochi dubbi, l'accordo proposto dalla Banca Popolare di Vicenza in vista dell'incorporazione di Cariprato. L'accordo è stato approvato a maggioranza giovedì mattina al teatro Politeama da centinaia di lavoratori. La Falcri pratese, che rappresenta circa il 30% dei dipendenti (320 iscritti a Prato e 35 iscritti a Vicenza), si è invece rifiutata. A favore invece Fiba Cisl e Fisac Cgil. Ma perché questo no? A spiegarlo sono due sindacalisti Falcri, Pietro Borella e Riccardo Meacci. «La Banca Popolare di Vicenza ha chiesto, e ottenuto, di estendere l'attuale contratto integrativo in vigore nella capogruppo - chiarisce Borella - anche ai dipendenti di Cariprato. Purtroppo non si può parlare di una vera e propria trattativa perché la banca si è presentata con un accordo rigido, senza disponibilità a modifiche sostanziali, nel quale si prevedeva già una decurtazione del 50% del premio di rendimento». La cifra oscilla fra i mille e 4mila euro lordi annui. «Noi avevamo ricevuto un mandato diverso dalle nostre assemblee - prosegue Borella - e non abbiamo condiviso l'idea di concorrere alla riduzione del costo del lavoro e degli organici di fronte ad una situazione tutt'altro di crisi. E' vero che dobbiamo fare i conti con la realtà, che il momento che stiamo vivendo è difficile, ma la Banca Popolare di Vicenza si presenta con bilanci sani e con ambiziosi programmi di sviluppo preannunciado un piano di apertura di 300 sportelli. Che bisogno c'era quindi di inserire questa riduzione di costi? E perché proprio ora in occasione della fusione? Perché, se l'azienda è in crescita, adottare lo stile Marchionne?». L'accordo con Bpvi prevede l'esodo volontario, entro i prossimi tre anni, per i 32 esuberi: in base alla situazione contributiva Inps chi arriva al minimo pensionistico lo deve dichiarare e lasciare l'azienda potendo godere di un anno di incentivo lordo. Se non lo si fa volontariamente scatta il licenziamento senza incentivo. Solo ombre o anche luci? «I lavoratori hanno accettato in cambio di un piano di stabilizzazione - continua Borella - degli attuali 202 precari (200 a Vicenza e 2 a Prato, ndr). Purtroppo per quattro anni godranno di meno tutele e saranno costretti ad accettare la mobilità in qualsiasi sede del gruppo, senza limiti chilometrici». Perché i lavoratori hanno accettato questo accordo? «Bisogna capire lo stato d'animo nel quale si trovano - risponde il sindacalista - c'è una crisi generale che tocca anche le banche. Non per nulla Abi ha disdetto il fondo di solidarietà, la nostra cassa integrazione. I timori sono molti, il voto è stato comunque consapevole». Rammarico, inoltre, per non aver accettato, ad esempio, la proposta di ridurre i costi attraverso la concessione del part time (70 le richieste in attesa). Rinviata, inoltre la trattativa sulla riorganizzazione dei lavoratori del nucleo direzione generale, destinato a sparire: sul loro inquadramento futuro, dal 2 gennaio 2011, regna l'incertezza. Ultimo sassolino nella scarpa: il ruolo della Fondazione. «In 30 anni non l'abbiamo mai sentita vicino alle difficoltà dei lavoratori. E anche adesso ha perso un'occasione d'oro: avrebbe potuto vendere le azioni alla città e ai noi dipendenti in modo da rinforzare il legame fra la banca e Prato. Ma non l'ha fatto».
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