Il Tirreno

Prato

Un centinaio di famiglie chiede i rimborsi per i danni degli allagamenti a Narnali

Le famiglie di Narnali portano via i mobili rovinati dagli allagamenti
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Le famiglie di Narnali portano via i mobili rovinati dagli allagamenti

Ma il semaforo verde della Regione sullo stato di calamità tarda ad arrivare. Arrighini: «L'area colpita è troppo piccola»

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 PRATO. Calamità sì, calamità no, calamità forse. Non è ancora scattato il semaforo verde della Regione per lo status di emergenza legato agli allagamenti del 5 ottobre a Prato. Intanto però il portafoglio di oltre un centinaio di cittadini di Narnali e Maliseti piange: c'è una valanga di richieste di risarcimento che la Circoscrizione Ovest si è trovata a gestire negli ultimi giorni, per danni stimabili complessivamente intorno ai 300mila euro (una media di 2-3mila euro a famiglia).  Le ha raccolte in due pomeriggi, a titolo volontario, la consigliera di quartiere e consigliera provinciale del Pd Monia Faltoni (scadeva ieri il termine per presentare le dichiarazioni dei danni), supportata da un funzionario. Nei prossimi giorni finiranno sulla scrivania della Protezione civile comunale e, tramite la Provincia, saranno trasmesse alla Regione. Sempre ammesso e concesso che la calamità venga accordata. La fotografia dei danni materiali denunciati è comune a molte famiglie: distacco d'intonaco dalle pareti, rigonfiamento degli infissi, impianti in tilt e mobili sciupati. «Sono arrivate persone anziane che vivono da sole, coppie giovani con bambini, gente con difficoltà economica e che confida in un risarcimento. Alcuni cittadini - racconta Faltoni - arrivavano anche da Iolo e Vergaio». Ma gli interventi da parte del Comune per mettere in sicurezza la zona, a sentire la consigliera, lasciano a desiderare. «A oltre venti giorni dall'alluvione l'amministrazione, a parte i sopralluoghi con i tecnici della protezione civile, non ha ancora provveduto alla ripulitura delle caditoie delle fogne a Narnali», polemizza Faltoni. Circostanza ricordata anche in sede di consiglio provinciale due giorni fa, con questa domanda d'attualità: «Alla prima giornata di pioggia intensa l'acqua è tornata nuovamente in alcune delle abitazioni alluvionate tre settimane fa, perché le caditoie sono ancora tappate». Il fattore tempo, con la stagione brutta che bussa alle porte, diventa cruciale. Per questo Faltoni ci va giù pesante: «La Provincia in soli 15 giorni con un intervento di somma urgenza pari a 300mila euro ha eretto un argine supplementare di cemento armato di quasi 100 metri lungo il torrente Iolo. Il Comune invece nello stesso arco di tempo non è riuscito a trovare il modo di pulire le fogne intasate. I cittadini pagano il servizio di ripulitura delle fogne con la bolletta di Publiacqua che ricordo essere una azienda partecipata del Comune. Il sindaco non può riferirsi alle "sue" aziende come se non fossero roba sua. Lui è responsabile se le "sue" aziende non forniscono i servizi per cui i cittadini pagano». Cosa succederà però se la Regione non accorderà lo stato di calamità? «Nonostante i danni siano rilevanti, il territorio sul quale si sono riversati non è vasto e probabilmente non riusciremo ad accedere allo stato di calamità regionale - fa notare l'assessore provinciale Stefano Arrighini - Si potrà richiedere solo lo stato di calamità provinciale (fondi regionali ndr), che concede minori stanziamenti».

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