Il presidio
CANGIOLI
«Tutti part-time nelle ditte asiatiche I controlli vanno potenziati»
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Vincenzo Cangioli 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Le difficoltà che le aziende pratesi stanno vivendo non nascono nel distretto. Ma fuori. E il Sistema-Paese che non va. Ne è convinto Vincenzo Cangioli, vice presidente dell'Unione industriale. Questo però non significa che la concorrenza sleale cinese non sia un problema. Anzi. «I bilanci delle top 400 pratesi evidenziano un'assenza di utili - spiega - sia lavorino contoterzi sia siano committenti. La redditività non c'è per nessuno. La differenza c'è con i clienti confezionisti che hanno il coltello dalla parte del manico». L'imprenditore vuol essere chiaro. Non c'è da scontrarsi l'uno contro l'altro perché nessuno si sta approfittando di nessuno. «Il sistema della redditività cambia quando si scende a valle della filiera. Sono loro che scelgono dove comprare e lo fanno in base al rapporto qualità prezzo. Il problema delle tariffe non è quindi interno ma arriva dall'esterno». Per quanto riguarda la base da cui parte la concorrenza poi l'Italia ha bisogno di un cambiamento di rotta. «Le aziende italiane pagano di più il gas, l' elettricità e la manodopera rispetto agli altri paesi d'Europa. E questo insieme alla fiscalità penalizza le imprese A Prato nel 2008 le aziende top 400 mediamente hanno pagato al fisco l'81%». «In questa logica è impossibile investire e se non viene fatto qualcosa continueremo a perdere posti di lavoro». «Sulla concorrenza cinese - Cangioli - è durissimo. L'incidenza della manodopera sulle tintorie rifinizioni cinesi è del 10% contro il 35% delle aziende più virtuose di Prato. E' palese che qualcosa non va. Dai controlli è emerso che ci sono quasi tutti part time e questo, per aziende di quel tipo è impossibile. Le istituzioni, Comune, Provincia, Regione e Stato, devono raddoppiare gli sforzi nei controlli e trovare il modo di sanzionare anche il ricorso al part time se non è vero. Sono consapevole che c'è più attenzione rispetto al passato ma, se si va avanti così, devono essere consapevoli che porteranno le nostre aziende alla morte». Per quanto riguarda il marchio "Tessuti di Prato" Cangioli la pensa diversamente dal collega Silvestri. «Chi l'ha fatto ha dimostrato che è una politica fallimentare. Ai consumatori non interesse di chi è il tessuto. Bene invece continuare tutti insieme con il "made in Italy"». I.R.
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