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La vittima è una ragazza pratese che aveva conosciuto l’aggressore nella ditta di confezioni dove lavoravano insieme
Tormentata e molestata dallo spasimante
Un giovane albanese condannato ad un anno e due mesi per violenza sessuale
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PRATO. Se ne era invaghito davvero tanto. Una passione però che non era affatto corrisposta. Ma l'insistenza di Vulnet Qurre, 44 anni, alias Jimmy, col passare dei mesi è diventata una vera ossessione sfociata in una violenza sessuale nei confronti della sua ex compagna di lavoro. Ieri mattina il tribunale di Prato lo ha condannato ad un anno e 2 mesi di reclusione. I fatti risalgono a sette anni fa. Era il gennaio 2003 infatti quando Maria (nome inventato) comincia ad essere molestata da un giovane che aveva conosciuto all'interno di una confezione pratese. L'albanese le dice apertamente di essere interessato a lei ma nonostante riceva un rifiuto netto non demorde. Da lì in avanti la ragazza riceve telefonate a tutte le ore del giorno e spesso se lo ritrova a stazionare davanti casa. In qualche occasione il giovane albanese si è spinto perfino all'interno del condominio aspettando Maria sul pianerettolo. Un giorno, dopo aver strattonato la ragazza e facendola anche ruzzolare dalle scale, l'albanese la costringeva con la forza a salire sulla sua auto. «Mi disse - ha raccontato la ragazza alla polizia - che avrei dovuto mettermi per forza con lui, mi ci avrebbe costretta anche se io avessi insistito nel mio rifiuto. E mentre mi parlava mi palpeggiava le cosce». La ragazza cercò di mettergli paura dicendo che lo avrebbe denunciato ma l'albanese rispose che non era per nulla intimorito da carabinieri e polizia. Soltanto l'arrivo di una vicina di casa evitò guai peggiori alla ragazza. Per Maria fu un periodo di inferno. Il fine settimana non usciva di casa e ogni tanto veniva tempestata di scampanellate alla porta o da sassate alle persiane.
Un giorno, a giugno, Maria se lo ritrovò davanti casa. L'albanese cercò di abbracciarla e di baciarla ma la ragazza cercò di reagire. L'albanese la costrinse, ancora una volta, a salire sull'auto. Tra i due si accese una lite violenta: «Non mi puoi sempre respingere» le gridò il giovane albanese. La ragazza tentò di chiedere aiuto ma il giovane la colpì con uno schiaffo e per non farla urlare le coprì con una mano la bocca. Maria tentò di divincolarsi e di sfuggirgli, uscendo dall'auto. L'albanese, fuori di sè, la colpì con un pugno allo stomaco e poi le fece battere la testa sul parabrezza: «Non raccontare a nessuno ciò che successo altrimenti ti ammazzo». Con nell'orecchie queste minacce la ragazza filò diritta in questura a presentare denuncia contro l'albanese. Ieri il pubblico ministero Sergio Affronte ha chiesto la condanna dell'albanese, difeso dall'avvocato Massimo Taiti. Richiesta accolta dal tribunale con la condanna ad un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per l'episodio di violenza sessuale. G.C.
Un giorno, a giugno, Maria se lo ritrovò davanti casa. L'albanese cercò di abbracciarla e di baciarla ma la ragazza cercò di reagire. L'albanese la costrinse, ancora una volta, a salire sull'auto. Tra i due si accese una lite violenta: «Non mi puoi sempre respingere» le gridò il giovane albanese. La ragazza tentò di chiedere aiuto ma il giovane la colpì con uno schiaffo e per non farla urlare le coprì con una mano la bocca. Maria tentò di divincolarsi e di sfuggirgli, uscendo dall'auto. L'albanese, fuori di sè, la colpì con un pugno allo stomaco e poi le fece battere la testa sul parabrezza: «Non raccontare a nessuno ciò che successo altrimenti ti ammazzo». Con nell'orecchie queste minacce la ragazza filò diritta in questura a presentare denuncia contro l'albanese. Ieri il pubblico ministero Sergio Affronte ha chiesto la condanna dell'albanese, difeso dall'avvocato Massimo Taiti. Richiesta accolta dal tribunale con la condanna ad un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per l'episodio di violenza sessuale. G.C.
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