Meteo
Via di Galceti, il giorno dell'ira
Alessandro Pattume
◗
La grata ostruita ha provocato luscita dellacqua dal fossetto I residenti: «Per quel fiume di fango qualcuno dovrà pagare»
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Dopo il fango e le lacrime, in via di Galceti arriva la rabbia. Le quattro famiglie che lunedì notte hanno lottato col fango adesso puntano il dito: al campo attraverso cui il fiume di fango si è aperto la strada e al Centro di Scienze Naturali. Andranno tutti insieme dall'avvocato. Non solo pioggia, ma anche incuria e degrado: parole che marchiano a fuoco la notte di lunedì. Emanuele Catarzi mostra mani e gambe segnate dalla lotta col fango e poi indica i mobili e gli elettrodomestici da buttare che ha accatastato nel cortile. Il fango, passando accanto al bar "Galceti", ha spaccato un muro di cemento armato e s'è infilato dritto in casa sua. «Alla fine ho usato il tavolo di cucina per bloccare il fango che entrava in casa - spiega - E adesso andremo dall'avvocato per sapere di chi è la responsabilità di quello che è successo, chiedere i danni e soprattutto fare in modo che venga tutto messo a norma. Perchè qui - conclude - Si è trattato soprattutto di degrado e di incuria e noi pretendiamo che non accada più». Abbandonate. Così si sentono le famiglie Catarzi, Massai, Banfi e Pieraccini. Perchè in via di Galceti, la pioggia ormai lontana, l'acqua continua a filtrare dalla collina direttamente sull'asfalto. «E' lassù che comincia tutto - dice Catia Pieraccini puntando il dito - Il laghetto del Centro di Scienze Naturali, quando piove molto, deve per forza trovare il modo di liberarsi dell'acqua. Ma l'altra notte l'acqua ha trovato il fosso e la grata ostruiti e così si è scavato la strada nel campo, finendoci addosso in un baleno». Il fosso costeggia le case: ricoperto interamente di rovi e sporcizia varia, s'interra quaranta metri più in alto della strada per poi sbucare oltre le case sulla strada. «E' qui che c'è stato l'intoppo - indica Emanuele Catarzi - L'altra notte abbiamo cercato di liberare la grata: non ci siamo riusciti». E il fango è venuto giù a tutta velocità contro le case. Nel fosso, col sole, c'è ancora una tartaruga che muove la testa. «Abbiamo fatto due viaggi per riportarle al Centro ma al terzo ci hanno detto che non ne avrebbero accettate altre - spiegano in via di Galceti - Così le abbiamo messe in giardino e qualcuna è finita pure sotto alle auto». E se le auto hanno ripreso a passare, in via di Galceti non tutto è tornato alla normalità. «Non ci sono i fossetti per l'acqua ai bordi della strada - spiega Catia Pieraccini - e i tombini sono ancora completamente pieni di fango secco. Al 113, l'altra notte, ci hanno risposto di rivolgerci ai pompieri oppure all'esercito. I pompieri poi son venuti e se ne sono andati perchè, ci hanno detto, ce ne erano solo cinque in servizio in tutta Prato - conclude - Così siamo stati noi a metterci in mezzo di strada per bloccare le auto che volevano passare». In via di Galceti si fa la conta dei danni e si cercano risposte chiare. Ma mentre si continua a riordinare quello che l'acqua ha sconvolto, si fa largo una convinzione che fa paura. «Il problema qui non è dipeso solo dalla pioggia eccezionale - ammette la signora Pieraccini - Se invece dei garage c'erano delle case, ci sarebbe sicuramente morto qualcuno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
