«Le scuse non bastano» La famiglia Wang vuole chiedere un risarcimento
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Ye, cugino di una delle vittime di via Ciulli 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Un risarcimento in denaro come indennizzo per la perdita di tre vite umane. La famiglia Wang non si accontenta di messaggi di cordoglio e il lutto cittadino non sa neanche cosa significhi. Avanza invece, una precisa richiesta al Comune per bocca di Ye, cugino di una delle vittime: «Abbiamo bisogno di aiuto, un risarcimento danni, una responsabilità. Dire "mi dispiace" non basta. Abbiamo avuto tre morti, le parole non sono sufficienti». «Così non va bene - continua - Nessuno ci sa dare una spiegazione di cosa sia accaduto. In due giorni nessuna risposta». Ye e i suoi familiari hanno passato buona parte della giornata di ieri al Comando provinciale dei carabinieri di Prato per sbrigare le procedure di rito. C'era anche il marito di una delle vittime, colui che per primo ha tentato disperatamente di salvare da quella trappola d'acqua la moglie e le altre due parenti. Abita in via Palestro con i due figli piccoli. Non parla italiano e non sembra aver voglia di commentare la tragedia che lo ha colpito così pesantemente. A farne le veci è il cugino Ye, l'unico a masticare un po' l'italiano grazie ad una presenza decennale sul territorio. «I soccorsi sono arrivati tardissimo. Alle tre abbiamo chiamato i soccorsi e anche gli italiani che abitano vicino hanno telefonato, ma non è venuto nessuno fino alle cinque. Quindi per noi le hanno lasciate morire». Alla domanda se ci sia stata discriminazione risponde senza batter ciglio: "penso di sì". Attendono che il magistrato liberi le salme per dare l'ultimo saluto alle loro sfortunate care. Lo faranno in città. Luogo e data sono ancora incerti. Ieri mattina la terza delle due sorelle morte nel sottopasso di via Ciulli, è tornata sul posto che le ha inghiottito metà della sua famiglia. E' un'anima in pena che piange a dirotto e continua a ripetere le poche parole in italiano che conosce: «chiesto aiuto e auto no, non c'era nessuno». Già perchè, come confermano alcuni testimoni oculari, alle 2.30, quando il livello dell'acqua dentro il sottopasso non era ancora alto e l'auto delle tre donne era visibile così come erano percepibili le loro urla, alcune macchine di privati cittadini si sono affacciate a quel sottopasso pensando di attraversarlo. Quando hanno visto la situazione sono tornate indietro. Chissà se chi si trovava a bordo riuscirà ancora a dormire sonni tranquilli. Ma la verità non è sempre una sola e a volte anche dare dei giudizi affrettati può essere sbagliato. Di certo c'è che tre donne sono morte annegate e che forse la tragedia poteva essere evitata. E.B.
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