Il presidio
Viaggio nella città di nuovo in ginocchio col fango nelle case
Maria Lardara
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Si toglie lacqua alla filatura Isabella. Sotto, via delle Caserane 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Le occhiaie scavate intorno agli occhi tradiscono la notte passata in bianco di Elisa Bini: l'ha svegliata il rumore di piatti e bicchieri che galleggiavano nella taverna, nella sua abitazione di via Borgo di Casale 197. Non era un brutto sogno, ma la cronaca in diretta di un acquazzone dalla furia distruttiva che intorno alle 2 e mezza ha iniziato a fare danni, allagando le scale della villetta. Elisa e il marito potevano farci poco, intrappolati in quel metro e mezzo d'acqua che ha ingoiato i sotterranei. «Tutto da buttare via: frigorifero, lavatrice, cucina, per non parlare delle due auto che non ripartono. Danni per diverse migliaia di euro». C'è voluta una squadra della protezione civile munita di pompe idrovore per tirare fuori la famiglia che fino alle 9 e mezza non poteva mettere un piede oltre le scale. I vicini di casa di Elisa non avevano ieri mattina un minuto per fermarsi. Impegnati a liberare garage e stanzoni e buttare via roba zeppa d'acqua che non serve più. Come Alessandra Fabbrini: i segni dell'acqua arrivata fino alle ginocchia. «Siamo un po' "sfortunati" in questa parte della città - fa notare con un sorriso beffardo - Basta un violento acquazzone per piegarci così. Il bello è che la grata della fognatura per far defluire l'acqua l'abbiamo tolta noi: dal Comune non s'è visto nessuno». Tra la gente di Casale è ancora vivo il ricordo del Natale amaro del 2009, con la terribile alluvione al Calice, qualche chilometro più avanti. Sembra che la maledizione del meteo una volta colpisca di qua, un'altra volta di là. Ma se la natura fa il suo corso in questo primo scorcio d'autunno, anche la politica ci mette lo zampino. «Da mesi rimangono inascoltati gli appelli dei cittadini e del gruppo Pd in Circoscrizione sulla manutenzione delle strade, in particolare nella zona di Caserane, tramite continue interrogazioni e segnalazioni all'amministrazione», polemizza il capogruppo democratico Gabriele Alberti. E i dolori maggiori ieri mattina erano tutti lì, in via Caserane. Il viaggio prosegue così oltre via Borgo di Casale, lasciandoci alle spalle il ponte sulla tangenziale per imboccare la strada rimasta chiusa dalle 7 fino alle 10.30 di ieri mattina, al confine con Iolo. Guai per l'imprenditore. Quando si dice la sfortuna: fino a una settimana fa il magazzino di Santino Carlesi, titolare della ditta "Filati Isabella", in via Caserane 20, era praticamente vuoto. Il lavoro negli ultimi giorni era un po' rientrato per questo ex filatore convertitosi nel tempo in commerciante di tessuti che rifornisce i pronto moda (anche cinesi). Ora il fiume d'acqua penetrata massicciamente dai muri, bucando letteralmente il cemento, gli farà saltare diversi affari. «Ho trovato 300 pezze marce d'acqua, senza contare l'allagamento dello stanzone. A occhio stimerei 150mila euro di danni». Carlesi ha lì i giorni contati. «A fine anno butterò giù questo edificio di mia proprietà per ricavarci sette villette a schiera. Ho già tutti i permessi comunali». Maledetta gora. E' sempre stata l'incubo di Carmen Ciampa: il fosso d'acqua puzzolente (si vocifera che dipenda dagli scarti di tintoria). Ammassi di detriti, erba alta e arbusti ostruivano ancora ieri mattina "Il Rio". Per forza poi il peso dell'acqua non regge. «Nessuno dal Comune pensa a ripulirla. Ho tempestato gli uffici competenti di telefonate a luglio, con il pensiero dell'inverno - fa sapere Carmen - Risultato? Mezzo metro d'acqua che stanotte ha allagato soggiorno e cucina». Indossare gli stivali per spalare il fango da scantinati e garage era d'obbligo ieri mattina. Così in casa della famiglia Guarducci, dove si punta il dito contro il consumo scellerato del terreno nella zona in questi anni, con la costruzione di ponticini per interrare il flusso della gora. «E' ridotta a una foresta. La manutenzione è sempre più trascurata negli ultimi anni. Prima si arrangiavano a sistemare i contadini del posto. Che oggi sono sempre meno».
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