Il Tirreno

Prato

«Il vero problema? I costi Le stoffe di Prato hanno prezzi troppo alti»

Mario Maselli di Emmetex
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Mario Maselli di Emmetex

L'imprenditore Maselli lancia l'allarme sulle spese eccessive Per produrre in Italia si spende il 25% in più che in Turchia

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 PRATO. Le stoffe di Prato costano troppo. Parole di Mario Maselli, titolare dell'azienda Emmetex ed ex presidente dell'Unione industriale pratese. Costano perché sono troppe le voci di spesa che fanno lievitare il prezzo e su questo bisognerebbe incidere. Un'analisi che fa dire all'imprenditore che «Marchionne ha detto quello che tutti noi pensiamo» e che «serve una politica nazionale che aiuti il manifatturiero».  Quali sono i problemi del tessile pratese oggi?  «I nostri costi. Ci presentiamo sui mercati internazionali con prezzi troppo alti rispetto agli altri paesi del mondo. E' un problema nostro e della manifattura italiana in generale. I nostri tessuti, e non parlo dei lanieri, costano il 25% in più di quelli prodotti in Turchia e il 50% in più di quelli cinesi. Mi si dirà che i nostri sono più belli, più curati, che diamo un maggior servizio.. Tutto vero ma stiamo costantemente perdendo quote di mercato. Quindi o ci sacrifichiamo oltre modo, o assistiamo a un'inesorabile caduta della produzione o, in alternativa, si trovano delle soluzioni per avere prezzi più bassi. Non potremo arrivare ai loro livelli, sarebbe impossibile, ma più bassi sì».  E' forse possibile strizzare di più i costi?  «Serve una volontà del governo di supportare il sistema manifatturiero. Oggi i costi che sosteniamo non sono concorrenziali, anche con gli altri paesi europei. Penso ai costi dell'Irap, della manodopera, dell'energia, dei servizi urbani. Serve una politica che decida se vuol credere nella produzione. Marchionne ha avuto la capacità di dire quello che tutti noi pensiamo "con questo sistema non si può produrre qui". E ha cercato di muoversi in questa direzione dicendo chiaramente che se non si trovano soluzioni si deve andare all'estero. Per le aziende i costi sono insostenibili e quindi questo Paese deve cambiare regime. Oppure ci mettiamo tutti a fare i ristoratori, a lavorare nel turismo, nei servizi».  E' pur vero che stiamo attraversando un periodo di crisi. E toccare gli stipendi dei lavoratori...  «E' vero che siamo in un periodo di crisi ma non possiamo pensare che tutto sia dovuto a questo. Il sistema non è più al passo col resto del mondo. Non voglio togliere soldi ai lavoratori, questo no, ma si deve pensare a cosa vogliamo fare nel futuro».  Andare a produrre altrove, per esempio?  «Per quel che mi riguarda no. Anche se molti di noi hanno collaborazioni con l'estero. Ci acquistiamo il filato, facciamo fare le stoffe grezze in Turchia, Cina, Pakistan. La tessitura non è più competitiva: noi ne abbiamo una interna e lo vediamo».  E i terzisti?  «Siamo tutti nella stessa barca e chi dice diversamente non si rende conto di quale sia il vero problema. Per noi comandano i clienti che non partono dalla qualità di una stoffa ma dal costo del vestito in vetrina. Se non c'è il prezzo che vogliono si rivolgono altrove. Loro non vogliono ritoccare i prezzi nè i loro margini e tutto segue a catena. A tariffe impossibili dal canto loro i terzisti, che spesso sono aziende importanti, dovrebbero imparare a dire no. Non credo comunque che la maggioranza degli impannatori se ne approfitti, molti sono corretti».

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