Il presidio
«E' cambiato il vento ma aspettiamo il 2011 a parlare di ripresa»
Ilenia Reali
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PARIGI. I primi contatti delle imprese pratesi con i clienti orientali, ma anche qualche segnale di un 2011 assai migliore. Una luce nel buio di questi anni, ma anche qualche bega da risolvere in Unione industriale. Il presidente Riccardo Marini non è tra i più ottimisti ed è cauto nel gridare alla ripresa. Marini, si torna a Prato con un buon risultato. C'è molto ottimismo tra gli imprenditori. «Sì è andata bene. Abbiamo visto anche molti orientali: cinesi, coreani, giapponesi. Ancora in termini numerici non fanno la differenza, ma sono il segno che stiamo cominciando a lavorare anche con questi mercati. Io per esempio, nel 2009 ho venduto ai cinesi 5.000 metri mentre nel 2010 sono già 20.000. La Cina è cresciuta e si è formata una borghesia che acquista prodotti nuovi: non può permettersi le grandi griffe, ma vuol vestire in modo diverso dagli altri connazionali che sono in una posizione economica inferiore e quindi cerca il tipo di abito confezionato con le nostre stoffe. Scelgono ovviamente le più creative perché per le basiche la loro produzione è più che sufficiente e adeguata alle loro esigenze». Si può quindi parlare di ripresa vera e propria. «Prendiamo atto che ci sono segnali positivi. Per parlare di ripresa però ci vuole continuità e questa ancora non c'è. Hanno ripreso a comprare gli Stati Uniti e per noi è un ottimo segnale. Ma per tirare le somme dovremo aspettare il 2011. Spagna e Inghilterra, per esempio, non sono ancora molto presenti». Ci sono altri segnali positivi nel distretto, oltre al risultato di Milano, Monaco e Parigi? «E' la prima volta che si rientra dalle ferie e non si parla in modo massiccio di chiusure. Ormai, salvo qualche caso, chi è arrivato fin qui credo riuscirà ad andare avanti. E poi siamo cresciuti: c'è da prendere atto che il tessile non è più solo quello tradizionale. Ora sono diverse le aziende che fanno tessile tecnico». Che ne pensa di un ritorno a Milano Unica di Pratotrade? «Ho parlato con Loro Piana, il presidente della fiera di Milano, e mi ha detto che vorrebbe che tornassimo là. Del resto una fiera italiana con tutti i maggiori attori è sempre di estrema attualità. Una fiera unica va bene, come concetto, sempre». Ma se si parla già di tornare a Milano forse si è sbagliato ad andarsene. Non è certo passato un secolo da quella scelta... «Lasciarla è stata una scelta obbligata. E' tutta una questione di bilanci: le aziende devono gestire le fiere in base ai risultati che danno e negli ultimi due anni partecipare a tutte non era necessario». Guardiamo un po' a Prato e alle vicende che hanno interessato terzisti e committenti. Ha già formato la commissione che se ne occuperà? «No ci sto lavorando. Credo che annuncerò la composizione al prossimo consiglio direttivo. Ho intenzione di parlarne con i presidenti delle varie sezioni per far scegliere a ognuno di loro chi fare partecipare». Che ne pensa di un presidente terzista? «Sono richieste legittime. Negli anni le cose cambiano e quindi anche le richieste di mutazioni all'interno dell'associazione vanno prese in considerazione. Nessuna strada va preclusa. Sarebbe sicuramente una grossa novità, ma parlarne adesso è prematuro. Dico a chi vorrà candidarsi che serve una disponibilità estrema e la consapevolezza che il tempo da dedicare all'associazione e quindi da togliere alla propria azienda è molto». Al rientro a Prato quali sono i primi impegni importanti in agenda? «Torna a Prato il forum della piccola e media impresa il 15-16 ottobre. Il programma non è definitivo, ma è prevista la partecipazione di Bonanni e di Mussari. E' importante che un'iniziativa nazionale di questa portata sia ospitata dal nostro distretto».
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