Il sacerdote racconta i suoi 10 anni nel paese valbisentino tra affetti e qualche difficoltà
«Migliana la porto nel cuore»
Alessandra Agrati
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Il parroco Jean Jacques Illunga Don Jean Jacques lascia la parrocchia per insegnare
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CANTAGALLO. Dopo dieci anni come parroco Jean Jacques Illunga lascia la parrocchia di Migliana per andare a insegnare religione nelle scuole medie superiori. «In questi anni - spiega il parroco - ho accumulato anni, chili, ma soprattutto mi porto nel cuore la gente di Migliana con cui ho condiviso molto, anche il dolore». Tanti i ricordi che si affacciano alla memoria, quelli allegri, come i pranzi domenicali a casa dei parrocchiani a base del miglior sugo di tutta la Valdibisenzio, a quelli meno felici che hanno avuto come protagonista la morte. «Ho pianto con i miei parrocchiani per la scomparsa di persone giovani, ma anche coloro che sono stati le colonne dell'intera parrocchia. Quest'esperienza ci ha legati ancora di più». In dieci anni, però, le cose sono cambiate; agli inizi del millennio la popolazione di Migliana si componeva prevalentemente di gente anziana, da qualche anno invece, sono tornate le famiglie e quindi anche le esigenze sono cambiate: «Da una pastorale per anziani, con cui alle volte si parlava di tutto dal calcio alla religione - spiega don Illunga - ho dovuto inventare anche quella giovanile, organizzando l'oratorio e il catechismo, facendo i conti con un numero ristretto di frequentatori e di aiutanti. In questi anni ho seminato, soprattutto con i giovani». La vita di don Jean Jacques a Migliana è stata sicuramente scandita da un rapporto improntato sulle relazioni umane molto strette, stile curato di campagna: «I miei parrocchiani, da sempre - spiega - sapevano quando entravo e quando uscivo dalla canonica, all' inizio questo atteggiamento mi ha stupito, poi, invece ho capito che era un'attenzione nei miei confronti, se rompo il ritmo subito mi vengono a cercare per sapere se va tutto bene». Del resto, in occasione delle benedizioni pasquali delle case don Jean Jacques è stato costantemente ospite dei suoi parrocchiani; in ogni abitazione c'è sempre stato pronto un dolce per il parroco, da gustare con calma seduti al tavolo. Sicuramente un'impostazione della catechesi diversa rispetto a quella della città. Certo qualche problema, in questi dieci anni è sorto anche nella piccola comunità della vallata: «Per carattere gli abitanti di Migliana sono molto testardi, inoltre quando ti cuciono addosso un'etichetta è difficile levarsela, io ho cambiato molte cose di me stesso, ma non ho mai mutato la pelle, che resta nera».
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