Italia
Da grande farò il lavoro del babbo
Miriam Monteleone
◗
Giovani in fila davanti alla bacheca di offerte della Fil Studio della Fil su un campione di 1.500 giovani: mobilità sociale bloccata
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Che ne sarà di noi dopo il diploma? Molti ragazzi pratesi se lo chiedono. Specie oggi che crisi e disoccupazione sempre più penalizzano il capitale umano, destabilizzando i giovani nelle loro scelte e prospettive. Sull'argomento Fil spa ha svolto una ricerca coinvolgendo quasi 1.500 ragazzi. La ricerca al momento è in attesa di pubblicazione sulla rivista "Giornale italiano di Psicologia dell'Orientamento". «Ci siamo resi conto che a Prato i giovani vengono seguiti finchè sono dentro le scuole - spiega Michele Del Campo, direttore della Fil - ma che nessuno controlla l'evoluzione successiva delle loro carriere, né si preoccupa di come i ragazzi spendano il loro potenziale dopo il diploma. Da qui l'esigenza di aprire un'indagine sul territorio. Il campione che abbiamo intervistato è iper-rilevante: oltre il 50% della popolazione studentesca interessata». Il campione. La ricerca ha coinvolto 1.496 studenti di 18 anni (621 femmine e 875 maschi). Tra gli intervistati il 51% frequentava un liceo, il 49% un tecnico-professionale. Dopo il diploma: continuare a studiare o cercare un lavoro? Oltre il 70% ha dichiarato di voler proseguire gli studi, mentre solo il 29,3% di voler andare a lavorare (di questi la maggioranza proviene dai tecnici e professionali). A questo dato è legata una differenza di genere: sono soprattutto le femmine (73%) a voler continuare gli studi. Non sono pochi neanche quelli che optano per una via intermedia, scegliendo uno stage o un tirocinio dopo il diploma (64%). Ancora irrilevante invece la percentuale di coloro che decidono di approfittare di opportunità di studio e lavoro all'estero. Le aree di studio di maggior interesse. A sorpresa in un distretto industriale come Prato vanno per la maggiore le lettere, le lingue e le arti (16,8%); seguite dalle scienze umane (11,2%) e la medicina (9,6%). Meno interesse invece verso l'elettronica, l'informatica e le telecomunicazioni (8,9%); fanalino di coda la matematica, la fisica e la chimica (8,3%). Blocco della mobilità sociale. Rispetto a una decina di anni fa dalla ricerca emerge un preoccupante blocco della mobilità sociale. Se prima l'istruzione poteva essere strumento di ascesa sociale; oggi gli studenti tendono a conservare la classe sociale di provenienza. Anche se è evidente che nella scelta influiscono le possibilità economiche. Non tutte le famiglie infatti possono sostenere le spese per gli studi universitari dei figli. Chi decide di interrompere gli studi, dove cerca lavoro? Anche qui troviamo scelte legate al genere. Le donne preferiscono l'area amministrativa e delle risorse umane; gli uomini l'area tecnica e produttiva. Tra i settori economici maggiormente indicati dai ragazzi ci sono l'informatica e l'elettronica (11,7%); l'attività commerciale (10,7%); il commerciale e la pubblicità (10,7%); il turismo, l'ospitalità e il tempo libero (6,7%), la metalmeccanica (6,4%). Il 6,4% si orienta verso il lavoro nel tessile, moda e abbigliamento e il 5,2% verso i servizi sociali. La libera professione è ancora preferita dai maschi, molti seguendo la strada spianata dai genitori però.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
