Dal boom al crac 180 anni di vita e un finale agitato
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PRATO. Nata nel 1830, a 180 anni chiude una vita controversa. Dei quasi due secoli di vita, la Cassa di Risparmio di Prato ha passato in solitudine poco più di cent'anni. Nacque come una sorta di sezione di quella di Firenze e soltanto nel 1883 guadagnò piena autonomia. Del 1988 è invece il commissariamento da parte della Banca d'Italia. In tutto, 105 anni di vita autonoma. Per la prima metà del XX secolo, la Cassa ha custodito i risparmi delle famiglie più ricche (o un po' meno povere) della città. La seconda parte del secolo andato è invece quella del boom e del successivo crac. L'arrivo di Silvano Bambagioni alla presidenza (l'uomo della Provvidenza) segnò l'espansione della Cassa di Risparmio. Della madre benevola di tante piccole o piccolissime imprese. Poco contava che l'imprenditore fosse bianco (come la cassa) o rosso (come la giunta comunale). Città e cassa crebbero. All'inizio degli anni Ottanta, il direttore Arturo Prospero s'aggiudicò pure il premio di banchiere dell'anno. Poi il declino. La crisi del 1985 mise a nudo le sofferenze dell'istituto. L'anno dopo, Silvano Bambagioni lasciò la presidenza, per conoscere poi anche l'accusa d'aver concesso fidi facili, l'arresto, i processi. Il buco venne fuori (prima con 600 miliardi) nel giro di altri dodici mesi. Arrivarono ispettori e commissari, la banca venne affidata al Fondo di garanzia e, poi, acquistata dal Monte dei Paschi. Da Siena, in tempi recenti, il passaggio a Vicenza.
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