Il presidio
Mattei scrive ai comitati
I piccoli passi per ridare qualità alle piazze storiche
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Ho visto accostato il mio nome alla raccolta di firme promossa dal Comitati dei Cittadini contro il "piano della Ztl proposta da Caverni". «Chi ha firmato - scrivono i promotori della raccolta di firme - la pensa come l'architetto Marco Mattei che nel suo piano per il centro storico di Prato"... e di seguito una serie di citazione estratte dallo stesso piano. Mi vedo costretto a fornire le seguenti precisazioni: non conosco il "piano" Caverni né mai mi sono espresso sullo stesso, visto che non sono solito dare giudizi su ciò che non conosco. Dunque ritengo del tutto improprio aver utilizzato il mio nome, e la firma che porto sul "piano", per l'avvallo di una simile iniziativa. A questo punto, tirato in ballo personalmente, vorrei esprimere il mio punto di vista sulla questione. Sono sempre più convinto - cari amici dei comitati - che per la nostra città sia giunto oggi il momento di "ripensare lo spazio pubblico in funzione delle esigenze e dei bisogni dell'uomo", come ho testualmente scritto. Su questo punto penso che, obiettivamente, al di là delle ideologie e delle diverse collocazioni politiche, si possa essere tutti d'accordo, tenendo ben presente il comune interesse della città. Ma il punto della questione è un altro: come fare ad avviare e dare concreta attuazione a questi contenuti, a questo programma? Mi domando, ad esempio, se sia realistico, oggi, proporre una chiusura integrale del centro storico alle auto in mancanza di un adeguato piano di revisione della mobilità, del trasporto pubblico e dei parcheggi, o se non sia più saggio e realistico prospettare per una fase intermedia, come indicato dal piano, una nuova configurazione della Ztl e dell'isola pedonale che allo stato attuale fanno acqua da tutte le parti? E ancora mi domando, per fare un altro esempio, se sia realistico, oggi, proporre la completa chiusura al traffico di piazza Mercatale, o se non sia più saggio e realistico prospettare, ancora per una fase intermedia, una sensibile riduzione dello stesso, un consistente incremento del verde e magari piantare un nuovo filare di alberi dove adesso si trova una desolata e informe distesa d'asfalto infuocato e di automobili? E ancora, se il degrado in cui versa piazza S. Maria delle Carceri è per tutti evidente, mi domando se non sia preferibile, sempre in considerazione di quelle istanze e bisogni sociali di cui siete portatori, adottare con la necessaria urgenza quei provvedimenti mirati alla riduzione del traffico, alla riqualificazione del parcheggio, all'incremento del verde, piuttosto che prospettare la completa chiusura della piazza, che è senz'altro auspicabile ma non è oggi realisticamente proponibile. E torno a domandarvi, infine, se sia ancora oggi attuale continuare a proclamare "tutto e subito" - proclama destinato, come il Godot di Beckett, a non concretizzarsi mai - o se non sia più saggio, utile e necessario cominciare a dare un contributo costruttivo, a costruire con pazienza un dibattito condiviso con tutti i settori della cittadinanza, non solo con alcune frange, e infine a sostenere obiettivi concreti, realistici e praticabili? Come tutti i processi che interessano la collettività, il recupero del centro storico non si attua con un atto d'imperio ma con gradualità, per mezzo dei "piccoli passi", con progressive e costanti tappe di avvicinamento alla meta. Penso che questa nuova attenzione per il proporre, se mai si dovesse manifestare, potrebbe rappresentare un salto di qualità davvero significativo nel processo di partecipazione dei cittadini alle scelte di governo. Prendersi cura della città potrebbe voler dire piantare un albero, passare da piccole cose, da piccoli "gesti d'amore per la città", come scrive Calvino nelle sue "città invisibili", prima che le stesse si trasformino, come lui stesso avverte, in città "invivibili". Piccoli "segni" di attenzione e di amore che ad un occhio disattento potrebbero sembrare parziali o perfino limitati, ma che a ben guardare, se orientati nella giusta direzione, potrebbero incidere più radicalmente dei grandi proclami destinati a rimanere lettera morta. Marco Mattei architetto progettista del "Piano per il centro storico"
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