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Imposte sbagliate? L'azienda paghi lo stesso
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Vincenzo Cangioli, vice presidente degli industriali La manovra finanziaria cambia le regole. Industriali preoccupati
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PRATO. L'articolo 38 della manovra finanziaria desta nelle imprese preoccupazione e allarme. L'articolo prevede che il contribuente debba pagare il 50% delle maggiori imposte entro 90 giorni dall'avviso di accertamento. Se anche fa ricorso, la sospensione vale per non più di 150 giorni, e solo se la Commissione tributaria provinciale la accorda. In altre parole, se l'erario richiede un maggior esborso fiscale rispetto a quanto dichiarato e il contribuente è convinto che non sia dovuto e fa ricorso, nel giro di pochi mesi deve comunque pagare. Eppure in Italia occorrono in media 734 giorni (a Prato un po' meno, ma comunque intorno all'anno) perché la Commissione tributaria si esprima in primo grado e nel 75% dei casi alla fine viene data ragione al contribuente. La norma andrebbe a cambiare la situazione attuale, che prevede invece che se si ottiene la sospensione questa rimanga valida fino alla sentenza di primo grado. «In altre parole, secondo la nuova norma in caso di contenzioso con il fisco prima si paga comunque e poi si vedrà se si ha ragione o no» sintetizza Vincenzo Cangioli, vicepresidente dell'Unione industriale. «E poco importa se nei tre quarti dei casi emerge che ad avere ragione era il contribuente e non l'Agenzia delle entrate. Si capisce che l'intento è quello di colpire gli evasori, ma rimane il fatto che per la generalità delle imprese si tratta di un'evidente iniquità su cui pende addirittura il dubbio dell'incostituzionalità».
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