Naufraghi della crisi lanciano l'Sos
Maria Lardara
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La disperazione di un lavoratore In 16 hanno sfogato la loro disperazione allo sportello del Comune
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PRATO. Turbati e depressi sì, ma non al punto da buttarsi da una finestra o stringersi un cappio al collo. L'appello suona disperato dall'altra parte della cornetta. Ad alzarla, cassintegrati che non sanno come fare ad arrivare in fondo al mese. Artigiani costretti a chiudere la ditta senza una pensione, ma anche liberi professionisti, madri separate che non ce la fanno a tirare su i figli. Per 16 di loro, da gennaio a oggi, la speranza è stata comporre una sequenza di cifre: il numero verde 800018679 (attivo 7 giorni su 7, orario 16-24). Dall'altra parte del filo, hanno trovato un operatore di "Sos Famiglia e Lavoro", il servizio nato da un'intuizione dell'assessore alle Politiche sociali Dante Mondanelli, pronto ad ascoltarli, valutando via via i casi. Se 16 persone possono sembrare un numero poco significativo in relazione a un disagio che rischia di esplodere in città, è una psicoterapeuta di "Donne in Cerchio", che gestisce il servizio affidandosi a un team di professionisti (psicologi, psicoterapeuti, avvocati e commercialisti) a spiegare che «ancora in pochi in città lo conoscono, utilizzando lo strumento per lo più quando i giornali ne danno notizia». Di questi 16, solo 3 si trovavano sull'orlo del baratro, dunque a rischio suicidio. Racconta la psicoterapeuta, referente dello sportello che chiede di rimanere nell'anonimato: «Quando ci siamo imbattuti in casi 'estremi' li abbiamo affidati al servizio pubblica di psichiatria, ma generalmente si offre un pacchetto di tre sedute gratuite da uno psicoterapeuta in aggiunta magari a una consulenza dal commercialista se il dramma è legato a un problema specifico dell'azienda». Parlando con gli operatori di "Donne in Cerchio", viene fuori un identikit piuttosto preciso dell'interlocutore con si approcciano. «Sotto i 30 anni non chiama nessuno - fanno sapere -. Gli interlocutori sono generalmente persone tra i 50 e 60 anni. Si sentono abbandonati dalla società che togliendo loro un lavoro, ha tolto anche la dignità». Telefonate "difficili", perché non sempre è facile convincere una persona a farsi aiutare. «In queste persone si nota una certa lucidità nell'affrontare la situazione. Spesso la problematica economica rivela personalità fragili su cui lavorare». I casi meno gravi non passano in secondo piano, ma si chiama a intervenire il medico di base, al quale viene segnalato il paziente con disagio.
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