Il Tirreno

Prato

IL COMMENTO

Poche risposte per i lavoratori mentre si moltiplicano i tavoli

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 Una coppia di sposi prenota un cena per il matrimonio con servizio al tavolo. Il giorno delle nozze il ristorante organizza un buffet in piedi. Una spiegazione sul cambiamento improvviso è necessaria se non si vogliono contestazioni sul conto. Del resto, se il ristoratore non aveva le sedie per tutti avrebbe dovuto dirlo prima. Il sottosegretario Viespoli, da settembre, annuncia un prolungamento degli ammortizzatori sociali per chi non ha più sostegno al reddito facendo perfino riferimenti alle risorse (si era parlato di 50 milioni di euro per Prato): ieri le carte in tavola sono cambiate. Si è scoperto - al Ministero - che la crisi di Prato è alimentata dalle difficoltà, anche e soprattutto, delle piccole aziende... E che quindi il quadro normativo non prevede per i dipendenti di queste realtà produttive la possibilità di indennità di disoccupazione più lunghe.  Il risultato, cambiando l'offerta, non potrà essere lo stesso. Welfare to work nasce come progetto di reimpiego dei lavoratori e non come risposta a un'emergenza sociale. Prato ha sempre chiesto interventi di emergenza. La formazione non è mancata in questi mesi e a non esserci semmai è stato, e sarà perlomeno per tutto il 2010, un tessuto produttivo in grado di creare occupazione. Le aziende non assumono, licenziano. Un progetto di reimpiego, oggi e in tempi stretti, è ambizioso quasi quanto scalare l'Everest.  A tutto questo si aggiunge che c'è da fare un nuovo progetto, costituire l'ennesimo tavolo. Di questo passo la sensazione è che l'unico lavoro che i licenziati pratesi (che nel frattempo devono pagare mutui, affitti, bollette e fare la spesa) potranno trovare è in falegnameria. Per costruire i tavoli dove i loro rappresentanti si siedono. E parlano. I.R.

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