Il Tirreno

Prato

Tirate fuori i progetti, i soldi ci sono

Maria Lardara

Il presidente della Regione, Enrico Rossi, sollecita gli imprenditori

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 PRATO. Inevitabile tirarlo in ballo sui temi più cari agli industriali: dal sostegno al distretto alle infrastrutture, dal credito alla lotta alla contraffazione. Sull'integrazione produttiva tra cinesi e pratesi invece, parliamone. La sua ricetta Enrico Rossi l'ha data di fronte a una platea di oltre 200 imprenditori radunati all'auditorium di via Valentini per l'elezione del loro presidente. A Prato ormai il numero uno della Regione è di casa, forte dello slogan coniato durante la campagna: «Se riparte Prato, riparte la Toscana». Sembra crederci al punto Rossi da scomodare Bruxelles per contrastare le importazione di prodotti tessili nocivi per la salute. Un impegno che lo ha portato a misurarsi anche con il ministro Ronchi. «So che anche lui è d'accordo. Da Prato deve partire anche la costruzione di un laboratorio anti-contraffazione d'intesa con le forze dell'ordine. Nelle prossime settimane - fa sapere Rossi, strappando gli applausi della platea - andremo a Bruxelles e lì daremo battaglia per chiedere l'abrogazione di quelle norme che favoriscono l'ingresso di questi prodotti».  Al di là degli annunci, il tasto premuto più volte dal governatore è stato sul terreno delle politiche industriali. All'orizzonte, un treno della ripresa produttiva da agganciare. Che passa dal manifatturiero, con buona pace per il turismo e l'agricoltura. C'è poi la partita dei fondi regionali per rilanciare le imprese. Con l'ultimo Piano Moda che suscita interesse, con l'adesione di 422 aziende da Prato. Sul piatto 110 milioni di euro di domande da finanziare. «Non sono 30 milioni», e qui Rossi bacchetta Riccardo Marini sulla risposta ai bandi regionali. Ma c'è bando e bando. L'idea che ha in testa Rossi è di renderli mirati per i progetti più forti e strutturati. «C'è un campione di 500 imprese toscane già selezionate. E ogni anno disponiamo di 200 milioni di euro di risorse dall'Ue. Vediamo se verranno fuori progetti interessanti, che puntino magari sulle aggregazioni di filiera o sull'integrazione con i confezionisti cinesi». Tradotto: tirate fuori i progetti, c'è la Regione che li finanzia. Sui problemi della convivenza con i cinesi, Rossi ha recitato un po' "mea culpa". «Chiediamoci come mai un pezzo di Cina è potuto crecere nel cuore della Toscana. Come centrosinistra la nostra parte di responsabilità ce la siamo presa. E' possibile ora pensare a un progetto che approfondisca gli aspetti d'integrazione già esistenti? Quei finanziamenti che andrebbero a un progetto d'integrazione economica sarebbero fondamentali per la convivenza civile». Infine, il capitolo della banche: «Stiamo mettendo a punto un intervento per chiedere loro di non valutare l'ultimo anno per la concessione del credito, ma in un arco di tempo più lungo come 3 anni». E quello degli sprechi. «Nella pubblica amministrazione ho iniziato a tagliare l'1% all'anno. Invito altri enti a farlo. Questa è una regione civile che non vuole meridionalizzarsi».

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