Il Tirreno

Prato

La "trilogia del lavoro" approda al Fabbricone

Miriam Monteleone
Una scena di “Fiasco” e Tommaso Santi
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Una scena di “Fiasco” e Tommaso Santi

In scena le storie dei cenciaioli, dei contadini di Carmignano e dei boscaioli della Vallata

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 PRATO. Delle fatiche della gente di Prato hanno fatto un romanzo teatrale. Una trilogia suggestiva, che in tre spettacoli - "Fiasco!"; "Stracci" e "Quando la montagna era alta per davvero" - fa rivivere, attraverso testimonianze e storie di paese, i contadini dei Comuni medicei, i cenciaioli delle fabbriche pratesi e i boscaioli della Val Bisenzio. La "Trilogia della fatica" del collettivo pratese Kulturificio n. 7, dopo molte repliche toscane, arriva al Fabbricone per intero (dal 13 al 15 maggio, ore 21), nell'ambito delle proposte dell'Osservatorio 2010 "Il Nuovo Teatro e la Scuola Toscana". I tre spettacoli, fino a oggi rappresentati in spazi per lo più non convenzionali (la fabbrica Masi a Vergaio, una cantina di Bacchereto e un castagneto nei boschi di Migliana) per essere messi in scena al Fabbricone, hanno richiesto un'attenta operazione di revisione scenica e scenografica. A raccontarci la trilogia oggi sono i membri del gruppo: l'autore Tommaso Santi, Valentina Banci e Francesco Borchi, interpreti e registi.  «Il successo del primo "Fiasco!" ci fece venire voglia di continuare su questo filone - racconta Tommaso Santi - e dopo le veglie degli abitanti di Carmignano siamo passati alle memorie dei cenciaioli e ai racconti dei boscaioli della Vallata. E' la prima volta che presentiamo la trilogia per intero in tre serate. Ormai ognuno di questi tre lavori, gode di vita propria, anche se sono stati concepiti come tre capitoli diversi di un unico progetto narrativo sulla fatica. Credo che il successo della trilogia risieda proprio nella forza delle testimonianze riportate, che Valentina e Francesco magistralmente hanno saputo far rivivere sul palco. La forza di un lavoro, che è anche memoria, identità e orgoglio per il nostro territorio. Penso che anche per questo Tiezzi ci abbia inserito tra le proposte dell'Osservatorio».  «Useremo lo spazio nudo del Fabbricone - spiega Valentina Banci - senza quinte, divisori né boccascena. Rispetto a quando l'abbiamo rappresentato nella fabbrica del Masi "Stracci" è stato semplificato, non ci saranno più le piramidi di cenci, ma solo alcune balle come scenografie. Su "Fiasco!" e "La montagna" abbiamo lavorato molto di più. Le anime di Fiasco sono diventati degli angeli, con costumi ispirati all'immaginario di Magritte. Con noi sul palco ci sarà la banda di Luicciana. Mentre per "La montagna" abbiamo cercato di lavorare sulle atmosfere del bosco, ricreandone i rumori e le luci, grazie anche al lavoro di Lorenzo Banci».  «Questa trilogia l'abbiamo pensata, scritta e creata noi in ogni dettaglio - aggiunge l'interprete - Rappresenta il nostro modo di fare teatro, quello in cui crediamo. Come attori interpretiamo molti ruoli, più che personaggi, sono persone. Passando da un registro all'altro, con quella schizofrenia camaleontica che deve appartenere a un attore».  «Stiamo pensando di riproporre gli spettacoli di seguito - aggiunge Francesco Borchi - Certo sarebbe una bella prova attoriale, ma nell'arco di una giornata si potrebbe fare. Mi sento legato a ognuno di questi lavori, perché un po' raccontano anche la mia storia. Anch'io come molti pratesi sono cresciuti tra i cenci e poi sono originario di Carmignano e molte delle storie delle veglie di "Fiasco!" le ho sentite raccontare».

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