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Nel salvadanaio 485 milioni di euro
Risparmi degli immigrati: a Prato il record di rimesse pro-capite
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PRATO. Non c'è partita. Anche nel 2009 la comunità straniera che risiede nella provincia di Prato è stata la prima in Italia nella graduatoria delle rimesse verso i loro paesi d'origine: le rimesse pro capite sono state infatti pari a 16.760 euro. Tre volte di più rispetto a quelle registrate dalla Banca d'Italia a Roma (fonte uno studio della Fondazione Leone Moressa) che con 4.885 euro, segue al secondo posto. Dietro ci sono Napoli (3.938 euro), Catania (3.795), Firenze (2.698). La media toscana si attesta invece sui 3.018 euro. Ed è quindi chiaro che spetta a Prato la fetta più grande della "torta" regionale: dei 934 milioni e 596mila euro Prato si prende da sola 485 milioni di euro. Più di 40 milioni al mese, più di un milione al giorno. Un flusso in costante crescita, crisi o non crisi: nel 2008 erano stati inviati attraverso i canali ufficiali (poste, banche, agenzie di money transfer) 415 milioni di euro. Ed è chiaro che quando si parla di rimesse da parte degli stranieri, nel caso di Prato, ci si riferisce per il 90% ai cittadini cinesi. Del resto è la Cina il Paese che riceve dall'Italia la percentuale maggiore delle rimesse: oggi siamo al 29,2% mentre nel 2000 eravamo all'8,5%. Tradotto in euro significa oltre 2 miliardi di euro dei 6 miliardi 752 milioni complessivi che gli stranieri nel 2009 hanno inviato a casa. Mezzo punto di Pil che ogni anno esce dall'Italia e che potrebbe essere invece molto utile se fosse reinvestito nel nostro Paese. Ma c'è anche chi ha fatto osservare, come ha fatto ieri sul "Sole 24 ore" il professor Carlo Devillanova associato di Economia politica all'università Bocconi di Milano, che spesso le rimesse costituiscono, nei Paesi poveri, una forma quasi insostituibile di microcredito. Occorre precisare che i calcoli della Banca d'Italia tengono conto sia dei canali ufficiali che degli stranieri regolari e residenti. E' infatti assodato che esistono anche canali non ufficiali per far tornare in madre patria i soldi guadagnati in Italia. E sulle modalità "sporche" delle rimesse è da tempo che il Comando provinciale della Guardia di Finanza sta conducendo indagini. Uno dei filoni è quello emerso lo scorso dicembre coi controlli a 248 money transfer: di questi 142 sono stati chiusi per varie irregolarità. Restano comunque ancora aperti i principali interrogativi: perché Prato fa registrare un numero così elevato di rimesse verso la Cina? Perché questo fenomeno non accade in altre città italiana ad alta densità cinese? Una delle risposte riguarda l'aspetto commerciale: le aziende cinesi potrebbero acquistare la materia prima dal proprio paese a prezzi ufficiali inferiori a quelli reali, per poi pagare la differenza a nero attraverso i money transfer. Sul valore pro capite così elevato, 16.760 euro, la risposta potrebbe essere nel fatto che la ripartizione viene fatta solo sui residenti, mentre a Prato c'è una popolazione di clandestini molto elevata che lavora. Un tempo si diceva che parte dei loro guadagni rientravano in patria per il pagamento del viaggio. Un'abitudine che forse non è andata perduta.
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