Il presidio
ANNO GIUDIZIARIO
Il procuratore: la mafia cinese alla conquista di Prato e di Firenze
I gruppi criminali cinesi a Firenze e Prato hanno caratteristiche mafiose e sono più temibili dei gruppi criminali russi, albanesi e romeni, per la loro capacità di insinuarsi nel tessuto economico legale. E' quanto emerge sull'andamento della criminalità in Toscana dalla relazione presentata in occasione della cerimonia d'apertura dell'anno giudiziario a Firenze
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FIRENZE. I gruppi criminali cinesi a Firenze e Prato hanno caratteristiche mafiose e sono più temibili dei gruppi criminali russi, albanesi e romeni, per la loro capacità di insinuarsi nel tessuto economico legale.
E' quanto emerge sull'andamento della criminalità in Toscana dalla relazione presentata in occasione della cerimonia d'apertura dell'anno giudiziario a Firenze. "La comunità cinese - ha affermato il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi - occupa una posizione di rilievo per le elevate capacità di inserimento nel contesto economico ed imprenditoriale evidenziando strutture aventi tutte le caratteristiche dell'associazione di tipo mafioso". "I cinesi - ha continuato Quattrocchi - hanno sviluppato attività estremamente competitive e remunerative ricorrendo allo sfruttamento lavorativo di connazionali clandestini in violazione delle norme fiscali e di tutela del lavoro ma anche organizzando un vero e proprio 'racket' per la protezione degli esercizi economici impiantati dagli stessi cinesi (ristoranti, locali notturni) e per dedicarsi allo sfruttamento della prostituzione".
Il procuratore della Repubblica di Prato, Piero Tony, ha chiarito che "nel territorio di Prato il numero di immigrati extracomunitari è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni ed è oggi valutato in 45.000 cinesi, di cui poco più di 10.000 regolari, e in migliaia di albanesi ed africani, con un sommerso di circa 10.000 clandestini fra questi ultimi".
Il procuratore di Prato Tony ha aggiunto che "la procura pratese si trova ad afrrontare un gran numero di reati derivanti dalle difficoltà di integrazione di tale comunità, nè si può tacere che l'ingresso in Italia di clandestini cinesi è oggetto di attività criminose da parte di connazionali collegati ad elementi pratesi che traggono profitto proprio dalla gestione di un vero e proprio racket".
Invece, sulla costa Toscana, in particolare nel Livornese, il procuratore capo di Livorno Francesco De Leo ha rilevato che "sono presenti sul territorio soggetti vicini alla criminalità campana, calabrese e siciliana, che si sono qui radicati.
In particolare vi è la presenza di soggetti di origine partenopea a Piombino e all'Elba attivi nel settore della ristorazione e spesso implicati in fenomeni di usura e riciclaggio di denaro".
De Leo ha evidenziato anche "una concentrazione nell'area di Rosignano Marittimo di soggetti provenienti dal Catanese operanti, ufficialmente, nel settore dell'edilizia privata, a vario titolo storicamente collegati ai clan ".
Segnalate anche presenze di calabresi, vicini ad ambienti della 'ndrangheta, tra Livorno e Cecina collegati a vario titolo con le famiglie legate ai clan.
E' quanto emerge sull'andamento della criminalità in Toscana dalla relazione presentata in occasione della cerimonia d'apertura dell'anno giudiziario a Firenze. "La comunità cinese - ha affermato il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi - occupa una posizione di rilievo per le elevate capacità di inserimento nel contesto economico ed imprenditoriale evidenziando strutture aventi tutte le caratteristiche dell'associazione di tipo mafioso". "I cinesi - ha continuato Quattrocchi - hanno sviluppato attività estremamente competitive e remunerative ricorrendo allo sfruttamento lavorativo di connazionali clandestini in violazione delle norme fiscali e di tutela del lavoro ma anche organizzando un vero e proprio 'racket' per la protezione degli esercizi economici impiantati dagli stessi cinesi (ristoranti, locali notturni) e per dedicarsi allo sfruttamento della prostituzione".
Il procuratore della Repubblica di Prato, Piero Tony, ha chiarito che "nel territorio di Prato il numero di immigrati extracomunitari è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni ed è oggi valutato in 45.000 cinesi, di cui poco più di 10.000 regolari, e in migliaia di albanesi ed africani, con un sommerso di circa 10.000 clandestini fra questi ultimi".
Il procuratore di Prato Tony ha aggiunto che "la procura pratese si trova ad afrrontare un gran numero di reati derivanti dalle difficoltà di integrazione di tale comunità, nè si può tacere che l'ingresso in Italia di clandestini cinesi è oggetto di attività criminose da parte di connazionali collegati ad elementi pratesi che traggono profitto proprio dalla gestione di un vero e proprio racket".
Invece, sulla costa Toscana, in particolare nel Livornese, il procuratore capo di Livorno Francesco De Leo ha rilevato che "sono presenti sul territorio soggetti vicini alla criminalità campana, calabrese e siciliana, che si sono qui radicati.
In particolare vi è la presenza di soggetti di origine partenopea a Piombino e all'Elba attivi nel settore della ristorazione e spesso implicati in fenomeni di usura e riciclaggio di denaro".
De Leo ha evidenziato anche "una concentrazione nell'area di Rosignano Marittimo di soggetti provenienti dal Catanese operanti, ufficialmente, nel settore dell'edilizia privata, a vario titolo storicamente collegati ai clan ".
Segnalate anche presenze di calabresi, vicini ad ambienti della 'ndrangheta, tra Livorno e Cecina collegati a vario titolo con le famiglie legate ai clan.
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