RICERCA
Un tessuto impalpabile anti-psoriasi
Barbara Burzi
◗
Roberto Fenzi amministratore della “Egisto Lenzi spa”Combattere gli effetti della psoriasi indossando capi speciali. A varcare l'ultima frontiera della ricerca medica è stata l'azienda di Vaiano "Lenzi Egisto spa", con un nuovo tessuto brevettato per migliorare la qualità della vita delle persone colpite da questa malattia della pelle, grazie all'impiego di una fibra altamente tecnologica che lo rende quasi impalpabile
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Combattere gli effetti della psoriasi indossando capi speciali. A varcare l'ultima frontiera della ricerca medica è stata l'azienda di Vaiano "Lenzi Egisto spa", con un nuovo tessuto brevettato per migliorare la qualità della vita delle persone colpite da questa malattia della pelle, grazie all'impiego di una fibra altamente tecnologica che lo rende quasi impalpabile. La sperimentazione clinica è già stata effettuata e si prevede che entro marzo saranno immessi sul mercato i primi capi d'abbigliamento.
L'idea nasce da una proposta del professor Giovanni Lo Scocco, primario del reparto Dermatologia dell'Asl di Prato che - attraverso il laboratorio di analisi dell'istituto Buzzi - si è rivolto lo scorso anno alla Lenzi Egisto in cerca di un materiale in grado di alleviare il prurito da lesioni psoriasiche (attualmente l'unico è il lino solo quando asciutto altrimenti bisogna ricorrere a pomate e unguenti), riducendo così al minimo anche il senso di inadeguatezza sociale che si manifesta spesso tra i pazienti. Talvolta anche sotto forma di grave depressione.
Su questa particolare malattia della pelle che in Italia colpisce quasi 3 milioni di persone, c'è l'attenzione di tutti gli istituti medici specializzati. La maggioranza dei casi - circa 1 milione e 800 mila - soffre di forme gravi, il 30% di questi, ne è addirittura invalidato. «Tra i miei prodotti - racconta Roberto Fenzi dell'azienda specializzata in tessile tecnico - c'era un prototipo che poteva fare al caso. Quando sono stato contattato da Lo Scocco abbiamo deciso di svilupparlo».
L'obiettivo era la realizzazione di un materiale che non aderisse alla pelle. Ne è venuto fuori è un tessuto più leggero del lino e della seta, quasi impalpabile, grazie alla presenza di una fibra altamente tecnologica, brevettata da un'azienda austriaca. «Le sue caratteristiche principali - spiega Fenzi - sono la freschezza e il bassissimo coefficiente di attrito con la pelle, che resta basso anche quando il tessuto si inumidisce. La fibra è molto costosa, finora era impiegata soltanto in chirurgia».
Già dalle prime lavorazioni, il laboratorio analisi del Buzzi guidato da Giuseppe Bartolini si è occupato di predisporre un protocollo di atossicità del nuovo materiale, cui è seguita una sperimetazione clinica eseguita su decine di pazienti all'ospedale di Prato. «I risultati sono stati molto soddisfacenti - racconta Fenzi - così è stata subito messa in produzione una prima serie di capi». Oggi siamo già arrivati a quattro linee di prodotto: intimo (mutande, fuseaux, magliette pensati per stare a contatto con la pelle), sport (capi per la palestra), abbigliamento da casa (pigiami, vestaglie, tute), biancheria da camera (lenzuola, federe, coperte). «Stiamo rivedendo da capo tutti i modelli - spiega Fenzi - per migliorarne anche l'aspetto estetico. Sulle mutande c'è già una linea giovanile più fashion».
Poiché i capi saranno molto costosi, Roberto Fenzi ha pensato di abbattere i costi optando per la filiera corta. «Dall'11 febbraio - annuncia - potranno essere acquistati on line attraverso il sito internet o direttamente in azienda».
Tra coloro che hanno deciso di scommettere sull'efficacia di questo progetto ci sono anche importanti istituti italiani di ricerca dermatologica (il San Raffaele di Milano, il centro di ricerca dell'Università Tor Vergata di Roma e l'Università di Firenze). Insieme affronteranno un secondo livello di sperimentazionementazione sui casi di psoriasi palmoplantare, che sarà coordinata dal primario di dermatologia dell'Asl 4.
L'idea nasce da una proposta del professor Giovanni Lo Scocco, primario del reparto Dermatologia dell'Asl di Prato che - attraverso il laboratorio di analisi dell'istituto Buzzi - si è rivolto lo scorso anno alla Lenzi Egisto in cerca di un materiale in grado di alleviare il prurito da lesioni psoriasiche (attualmente l'unico è il lino solo quando asciutto altrimenti bisogna ricorrere a pomate e unguenti), riducendo così al minimo anche il senso di inadeguatezza sociale che si manifesta spesso tra i pazienti. Talvolta anche sotto forma di grave depressione.
Su questa particolare malattia della pelle che in Italia colpisce quasi 3 milioni di persone, c'è l'attenzione di tutti gli istituti medici specializzati. La maggioranza dei casi - circa 1 milione e 800 mila - soffre di forme gravi, il 30% di questi, ne è addirittura invalidato. «Tra i miei prodotti - racconta Roberto Fenzi dell'azienda specializzata in tessile tecnico - c'era un prototipo che poteva fare al caso. Quando sono stato contattato da Lo Scocco abbiamo deciso di svilupparlo».
L'obiettivo era la realizzazione di un materiale che non aderisse alla pelle. Ne è venuto fuori è un tessuto più leggero del lino e della seta, quasi impalpabile, grazie alla presenza di una fibra altamente tecnologica, brevettata da un'azienda austriaca. «Le sue caratteristiche principali - spiega Fenzi - sono la freschezza e il bassissimo coefficiente di attrito con la pelle, che resta basso anche quando il tessuto si inumidisce. La fibra è molto costosa, finora era impiegata soltanto in chirurgia».
Già dalle prime lavorazioni, il laboratorio analisi del Buzzi guidato da Giuseppe Bartolini si è occupato di predisporre un protocollo di atossicità del nuovo materiale, cui è seguita una sperimetazione clinica eseguita su decine di pazienti all'ospedale di Prato. «I risultati sono stati molto soddisfacenti - racconta Fenzi - così è stata subito messa in produzione una prima serie di capi». Oggi siamo già arrivati a quattro linee di prodotto: intimo (mutande, fuseaux, magliette pensati per stare a contatto con la pelle), sport (capi per la palestra), abbigliamento da casa (pigiami, vestaglie, tute), biancheria da camera (lenzuola, federe, coperte). «Stiamo rivedendo da capo tutti i modelli - spiega Fenzi - per migliorarne anche l'aspetto estetico. Sulle mutande c'è già una linea giovanile più fashion».
Poiché i capi saranno molto costosi, Roberto Fenzi ha pensato di abbattere i costi optando per la filiera corta. «Dall'11 febbraio - annuncia - potranno essere acquistati on line attraverso il sito internet o direttamente in azienda».
Tra coloro che hanno deciso di scommettere sull'efficacia di questo progetto ci sono anche importanti istituti italiani di ricerca dermatologica (il San Raffaele di Milano, il centro di ricerca dell'Università Tor Vergata di Roma e l'Università di Firenze). Insieme affronteranno un secondo livello di sperimentazionementazione sui casi di psoriasi palmoplantare, che sarà coordinata dal primario di dermatologia dell'Asl 4.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
