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Gli stranieri diventano un affare per le aziende Ecco l'etno-marketing

Maria Lardara
Una giovane cinese con il carrello della spesa al centro commerciale
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Una giovane cinese con il carrello della spesa al centro commerciale

Quei fustini Dash scontati al 40% nel giro di qualche giorno hanno fatto il fumo. Dagli scaffali della Coop del nuovo Parco Prato, sono finiti nei carrelli dei tantissimi cinesi che hanno deciso di sfidare le code alla cassa pur di accaparrarsi quella offerta.

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PRATO. Quei fustini Dash scontati al 40% nel giro di qualche giorno hanno fatto il fumo. Dagli scaffali della Coop del nuovo Parco Prato, sono finiti nei carrelli dei tantissimi cinesi che hanno deciso di sfidare le code alla cassa pur di accaparrarsi quella offerta. Forse il gigante della grande distribuzione non lo sa, ma traslocando in quel di Capezzana, ha fatto un piacere agli orientali del Macrolotto che, al ritorno dalle fabbriche, si fermano qui a fare la spesa.

«Eppure non abbiamo fatto una campagna promozionale mirata per questa comunità», assicura Claudio Vanni, responsabile relazioni esterne di Unicoop Firenze. Sarà. Siamo pur sempre a Prato, una delle città più multietniche d'Italia. Euronics non se l'è fatto dire due volte. Nel nuovo punto vendita del centro commerciale di San Giusto hanno pensato bene di assumere un ragazzo con gli occhi a mandorla della seconda generazione. Si chiama Liu Li e ormai si sente un pratese a tutti gli effetti. Che fatica però trovare un lavoratore con queste caratteristiche. «Avevamo ricevuto una montagna di curricola - fa sapere Angiolo Sbragi, capo area Euronics - tutti però di candidati italiani. Abbiamo impiegato più di un mese per individuare il lavoratore idoneo».

Si potrebbe chiamare "febbre da etnomarketing", ovvero la caccia di nuovi clienti di nazionalità straniera in risposta alla crisi del mercato. E Prato, da questo punto di vista, rappresenta una sorta di terra promessa per le aziende della grande distribuzione. Non tutti però sono disposti ad associare il loro marchio ai giovani di nazionalità straniera, laddove ancora nell'immaginario collettivo l'immigrato non viene visto di buon occhio. Chi non si fa tanti problemi è proprio Euronics, che con i cinesi (circa il 30% della clientela) ha capito come fare per guadagnare la loro fiducia. «In negozio - racconta Sbragi - abbiamo una gamma di congelatori con capienza fino a 500 litri. Sappiamo che la comunità asiatica ne compra in discrete quantità, per questo non ne siamo mai sguarniti. È una specificità solo del nostro punto vendita pratese». Vanno a ruba anche i computer dell'ultima generazione e tutti i prodotti che ruotano intorno al pianeta elettronica.

Anche Ikea non è del tutto insensibile al fascino asiatico. L'anno scorso il colosso svedese dell'arredamento aveva spedito per posta un catalogo in lingua cinese alle imprese cinesi di Prato, ben sapendo che si trattava di aziende a conduzione familiare e che dunque, lo strumento promozionale sarebbe arrivato nelle mani di più persone. A sentire gli uffici di Osmannoro, il tentativo di penetrazione nella comunità asiatica riuscì alla grande, ma "l'esperimento" non si è ripetuto nel 2009.

Aziende solide e navigate che studiano prodotti, pianificano campagne, per raggiungere il nuovo target di una società sempre più multiculturale. In tempi non sospetti ci hanno provato due compagnie telefoniche come Tim e Vodafone: la prima ha tappezzato il sottopasso ferroviario della Stazione di Porta Centrale con un manifesto pubblicitario in lingua albanese, con l'intento di promuovere una card particolare che farebbe risparmiare sulle conversazioni in Albania. C'è poi la sfida del cibo etnico nel carrello. Che però, secondo la direzione centrale di Esselunga, «risulta più gradito per gli italiani, che per gli stranieri».

Anche i piccoli si adeguano. Nolenti o volenti, con la potenziale clientela cinese i pochi commercianti italiani rimasti in via Pistoiese devono fare i conti. Per questo Andrea del negozio "Panapesca" ha deciso di vendere le confezioni di mazzancolle con la formula del 2x1. «I cinesi hanno il palato fine - scherza l'esercente - Non vogliono i gamberi dell'Argentina perché troppo duri da masticare».

Si è attrezzata per bene anche la farmacia Etrusca. «Abbiamo un vasto assortimento di latte in polvere per le mamme cinesi perché sappiamo che non allattano i loro piccoli», spiega la farmacista Beatrice Brandi. Chi storce la bocca invece è Danilo Mori, responsabile del supermercato Sma in via Pistoiese. Qui i cinesi vanno poco a fare la spesa. «Portano via cassette di birra Moretti per poi rivenderla. Stop». Da Pam invece è tutta un'altra storia: qui sì che le casse sono prese d'assalto dagli orientali. Comprano soprattutto carne di maiale e pesce, tante merendine e verdure.

Integrazione e tessera Coop. Passeggiando lungo via Pistoiese, si scopre quanto le cassette postali delle famiglie cinesi trabocchino di volantini pubblicitari, con le offerte dei supermercati. C'è forse un motivo. Quando vanno a fare la spesa, gli orientali stanno attenti a risparmiare. Per questo molti di loro hanno la tessera soci Coop. Non se l'è fatta mancare Alex Lin, presidente dell'associazione linguistica italo-cinese. «Ci permette di evitare le code alle casse grazie al salvatempo. Anzi, non sarebbe male se Unicoop traducesse in cinese le istruzioni per diventare socio. I cinesi più anziani o arrivati da poco a Prato non conoscono tutti l'italiano». L'integrazione si fa anche al supermercato.

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