Il presidio
Il futuro
E' un paese per vecchiI giovani non vedonoPrato nel loro futuro
Martina Altigeri
Interpellati 300 studenti universitari non solo pratesi «Poche prospettive di lavoro e pochi divertimenti»
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PRATO. I giovani mandano in pensione Prato. E' in sintesi quanto emerge dal sondaggio commissionato dalla Camera di commercio, nell'ambito del progetto "Prato in progress", su come gli studenti del polo universitario di piazza Ciardi vivono e percepiscono la città. L'indagine ha coinvolto 300 ragazzi, con un'età media di 22 anni e mezzo, 120 dei quali vivono nella provincia di Prato, 100 nella provincia di Firenze, 24 in quella di Pistoia e 54 provengono da altre province.
Il dato che salta subito all'occhio è che Prato viene vista come "un paese per vecchi" e per nuclei familiari, piuttosto che per chi ha ambizioni professionali. Solo il 10% la ritiene una città buona per chi voglia avviare una nuova attività imprenditoriale e sono soprattutto i pratesi i più sfiduciati. Neppure il dato sull'accoglienza dei giovani laureati brilla, fermandosi solo sul 18,5%. Altrettanto triste è la loro probabilità di rimanere a Prato al termine del percorso universitario: solo il 2% dei fuori sede pensa di fermarsi in città; fra i pratesi il 37% pensa di fare questa stessa scelta. La maggior parte degli interpellati mira infatti a cercare fortuna altrove.
Sarà il particolare momento critico economico, ma Prato non sembra attrarre per le opportunità occupazionali, né per il tempo libero, soprattutto la sera. La città viene vissuta di giorno, con l'uso degli ambienti legati allo studio come le biblioteche, le librerie, la mensa, ma la sera, anche chi risiede qui, tende a spostarsi a Firenze dove l'offerta di divertimento è maggiore e si ha una percezione di sicurezza rispetto al muoversi nel centro storico pratese.
I dati, elaborati dall'economista Irene Tinagli, evidenziano un livello di gradimento complessivo molto basso nei confronti della città: solo il 13,5% dei fuori sede e il 34,4% dei residenti danno un parere positivo. Quella che era la città del lavoro e dell'occupazione oggi ha mutato totalmente la sua immagine e viene vista dai giovani come luogo di declino e con scarse opportunità.
Molti hanno scelto Prato perchè comoda sede universitaria o perché altrove non vi erano specifici corsi di studio, ma non la vedono come una città dinamica.
Tra le valutazioni positive date alle offerte della città reggono solo i servizi di ristorazione, i mezzi di trasporto, gli spazi verdi e le attività culturali, ma decisamente negativo è il dato sulle opportunità lavorative (56,6%, e fra i pratesi vale ancora molto il passaparola), sulla sicurezza (54,3%) e sull'estetica e il decoro cittadino (52,3%). In conclusione i giovani vogliono vivere meglio la città, trovare maggiori opportunità lavorative, di socializzazione e un ambiente più curato e sicuro.
Benché alcune situazioni fossero già note agli amministratori, l'indagine ha drammaticamente evidenziato le difficoltà della città e la sua immagine negativa. L'invito degli assessori alla Cultura di Provincia, Edoardo Nesi, e Comune, Anna Beltrame, è quello di creare un dialogo e uno scambio diretto con i giovani, così da lavorare insieme al rilancio della città.
Il dato che salta subito all'occhio è che Prato viene vista come "un paese per vecchi" e per nuclei familiari, piuttosto che per chi ha ambizioni professionali. Solo il 10% la ritiene una città buona per chi voglia avviare una nuova attività imprenditoriale e sono soprattutto i pratesi i più sfiduciati. Neppure il dato sull'accoglienza dei giovani laureati brilla, fermandosi solo sul 18,5%. Altrettanto triste è la loro probabilità di rimanere a Prato al termine del percorso universitario: solo il 2% dei fuori sede pensa di fermarsi in città; fra i pratesi il 37% pensa di fare questa stessa scelta. La maggior parte degli interpellati mira infatti a cercare fortuna altrove.
Sarà il particolare momento critico economico, ma Prato non sembra attrarre per le opportunità occupazionali, né per il tempo libero, soprattutto la sera. La città viene vissuta di giorno, con l'uso degli ambienti legati allo studio come le biblioteche, le librerie, la mensa, ma la sera, anche chi risiede qui, tende a spostarsi a Firenze dove l'offerta di divertimento è maggiore e si ha una percezione di sicurezza rispetto al muoversi nel centro storico pratese.
I dati, elaborati dall'economista Irene Tinagli, evidenziano un livello di gradimento complessivo molto basso nei confronti della città: solo il 13,5% dei fuori sede e il 34,4% dei residenti danno un parere positivo. Quella che era la città del lavoro e dell'occupazione oggi ha mutato totalmente la sua immagine e viene vista dai giovani come luogo di declino e con scarse opportunità.
Molti hanno scelto Prato perchè comoda sede universitaria o perché altrove non vi erano specifici corsi di studio, ma non la vedono come una città dinamica.
Tra le valutazioni positive date alle offerte della città reggono solo i servizi di ristorazione, i mezzi di trasporto, gli spazi verdi e le attività culturali, ma decisamente negativo è il dato sulle opportunità lavorative (56,6%, e fra i pratesi vale ancora molto il passaparola), sulla sicurezza (54,3%) e sull'estetica e il decoro cittadino (52,3%). In conclusione i giovani vogliono vivere meglio la città, trovare maggiori opportunità lavorative, di socializzazione e un ambiente più curato e sicuro.
Benché alcune situazioni fossero già note agli amministratori, l'indagine ha drammaticamente evidenziato le difficoltà della città e la sua immagine negativa. L'invito degli assessori alla Cultura di Provincia, Edoardo Nesi, e Comune, Anna Beltrame, è quello di creare un dialogo e uno scambio diretto con i giovani, così da lavorare insieme al rilancio della città.
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