PRATO
I numeri della crisi scuotono il consiglioMa sulle risposte la politica si divide
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A sinistra, i lavoratori della Rivatex Sopra, l’assessore Roberto CaverniIl capogruppo Pd: «Sui tetti dei capannoni tutto fotovoltaico»
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PRATO. I numeri di un disastro sono entrati di prepotenza ieri in consiglio comunale. I numeri della crisi profonda del distretto. Nel consiglio straordinario dedicato alla debacle economica della città, chiesto dal centrosinistra, si parte dai lavoratori che hanno perso il lavoro. E' il capogruppo pd Massimo Carlesi, che apre la discussione, a chiedere interventi urgenti «per rispondere all'emergenza».
Che sul fronte dell'occupazione ha numeri paurosi (registrati dalla Camera di Commercio). «Sono stati 1.300 i licenziamenti alla fine del primo trimestre 2009 - ha detto Carlesi - Da maggio a ottobre al settore lavoro della Regione sono arrivate 1.404 domande di cassa integrazione in deroga, 904 sono aziende pratesi che rappresentano quasi il 35% di tutta la regione, per un totale di 2.667 lavoratori». «Ci vogliono - ha detto Carlesi - azioni concordate fra Comune e Provincia con Regione e governo per sostenere il processo di diversificazione e gli investimenti in nuove tecnologie».
L'idea è quella della campagna elettorale: «La creazione di un'agenzia per lo sviluppo - prosegue - fra parti pubbliche, banche, realtà associative e privati che valuti progetti d'investimento e li finanzi». Poi la critica: «In questi mesi l'amministrazione non ha strutturato percorsi o interventi con atti ufficiali, che abbiano visto impegnato il bilancio». Due le proposte del capogruppo Pd: «Interventi del Comune a sostegno del reddito del microcredito e degli affitti, con l'amministrazione come garante nei confronti degli istituti di credito e dei proprietari», e interventi a favore degli artigiani: «Specifici ammortizzatori per coloro che sono costretti a chiudere la loro attività». In prospettiva: «Investimenti sulle nuove tecnologie e sull'ecologia. Ci sono 8 milioni di metri quadri di coperture di capannoni da utilizzare per installare il fotovoltaico - conclude Carlesi - Ma prima è necessario bonificarli dall'amianto. Prato potrebbe svolgere il ruolo di realtà pilota a livello nazionale avviando una collaborazione tra Comune e Asm per lo smaltimento. In questo modo si creerebbero tanti posti di lavoro».
A numeri che precipitano altri che sprofondano. Sono quelli della produzione industriale elencati dall'assessore Roberto Caverni nella relazione. Con una premessa: «Non concordo su quasi nulla di quanto detto dal capogruppo Pd». Perchè secondo l'assessore alle Attività produttive «i veri problemi iniziano con l'entrata della Cina nel Wto». La responsabilità prima è della Cina lontana e di quella fuoriporta. «La contrazione del volume d'affari del distretto parte dal 2003 - spiega - La situazione peggiora a causa della presenza del distretto cinese che importa spesso illegalmente tonnellate di tessuti e li utilizza determinando danni diretti e indiretti». Poi i numeri: «Nel 2008 la contrazione del fatturato industriale è stata del 7% e ancora si poteva sperare, ma nel primo trimestre 2009 è calata a -18% e nel secondo a -22-24%. Le imprese tessili - aggiunge - hanno avuto una contrazione del 3,9% mentre le confezioni hanno registrato un +11%. Segno che il distretto illegale prospera mentre quello legale soffre».
«Passare dalla rilevazione dell'attuale - ha spiegato Caverni - alle proposte è cosa non facile». Il primo passo è stato fatto - dice Caverni - grazie all'opera del sindaco Cenni che «ha lavorato per l'inserimento di Prato nella legge sulle aree di crisi». Che significa: diversificazione e accorpamenti industriali. Un processo che Caverni giudica indispensabile. Cinque i progetti individuati dall'amministrazione per aiutare a trasformare l'attuale in «distretto ecologico»: il cardato rigenerato, le energie rinnovabili, la produzione legata al riciclaggio dei rifiuti e le aziende agricole che operano nella filiera corta. Ma non solo: priorità alla logistica «con la creazione di un grande polo» nel quale le aziende che arrivano «si possano insediare senza lungaggini burocratiche».
E l'immigrazione dove Caverni ipotizza «anche nel settore economico nuove forme di integrazione». Unica condizione: la legalità. «Solo così potremo cogliere l'opportunità di collaborare con il distretto dell'abbigliamento individuando aziende che si dovranno impegnare a non utilizzare clandestini e ad elevare il livello usando tessuti made in Prato».
Che sul fronte dell'occupazione ha numeri paurosi (registrati dalla Camera di Commercio). «Sono stati 1.300 i licenziamenti alla fine del primo trimestre 2009 - ha detto Carlesi - Da maggio a ottobre al settore lavoro della Regione sono arrivate 1.404 domande di cassa integrazione in deroga, 904 sono aziende pratesi che rappresentano quasi il 35% di tutta la regione, per un totale di 2.667 lavoratori». «Ci vogliono - ha detto Carlesi - azioni concordate fra Comune e Provincia con Regione e governo per sostenere il processo di diversificazione e gli investimenti in nuove tecnologie».
L'idea è quella della campagna elettorale: «La creazione di un'agenzia per lo sviluppo - prosegue - fra parti pubbliche, banche, realtà associative e privati che valuti progetti d'investimento e li finanzi». Poi la critica: «In questi mesi l'amministrazione non ha strutturato percorsi o interventi con atti ufficiali, che abbiano visto impegnato il bilancio». Due le proposte del capogruppo Pd: «Interventi del Comune a sostegno del reddito del microcredito e degli affitti, con l'amministrazione come garante nei confronti degli istituti di credito e dei proprietari», e interventi a favore degli artigiani: «Specifici ammortizzatori per coloro che sono costretti a chiudere la loro attività». In prospettiva: «Investimenti sulle nuove tecnologie e sull'ecologia. Ci sono 8 milioni di metri quadri di coperture di capannoni da utilizzare per installare il fotovoltaico - conclude Carlesi - Ma prima è necessario bonificarli dall'amianto. Prato potrebbe svolgere il ruolo di realtà pilota a livello nazionale avviando una collaborazione tra Comune e Asm per lo smaltimento. In questo modo si creerebbero tanti posti di lavoro».
A numeri che precipitano altri che sprofondano. Sono quelli della produzione industriale elencati dall'assessore Roberto Caverni nella relazione. Con una premessa: «Non concordo su quasi nulla di quanto detto dal capogruppo Pd». Perchè secondo l'assessore alle Attività produttive «i veri problemi iniziano con l'entrata della Cina nel Wto». La responsabilità prima è della Cina lontana e di quella fuoriporta. «La contrazione del volume d'affari del distretto parte dal 2003 - spiega - La situazione peggiora a causa della presenza del distretto cinese che importa spesso illegalmente tonnellate di tessuti e li utilizza determinando danni diretti e indiretti». Poi i numeri: «Nel 2008 la contrazione del fatturato industriale è stata del 7% e ancora si poteva sperare, ma nel primo trimestre 2009 è calata a -18% e nel secondo a -22-24%. Le imprese tessili - aggiunge - hanno avuto una contrazione del 3,9% mentre le confezioni hanno registrato un +11%. Segno che il distretto illegale prospera mentre quello legale soffre».
«Passare dalla rilevazione dell'attuale - ha spiegato Caverni - alle proposte è cosa non facile». Il primo passo è stato fatto - dice Caverni - grazie all'opera del sindaco Cenni che «ha lavorato per l'inserimento di Prato nella legge sulle aree di crisi». Che significa: diversificazione e accorpamenti industriali. Un processo che Caverni giudica indispensabile. Cinque i progetti individuati dall'amministrazione per aiutare a trasformare l'attuale in «distretto ecologico»: il cardato rigenerato, le energie rinnovabili, la produzione legata al riciclaggio dei rifiuti e le aziende agricole che operano nella filiera corta. Ma non solo: priorità alla logistica «con la creazione di un grande polo» nel quale le aziende che arrivano «si possano insediare senza lungaggini burocratiche».
E l'immigrazione dove Caverni ipotizza «anche nel settore economico nuove forme di integrazione». Unica condizione: la legalità. «Solo così potremo cogliere l'opportunità di collaborare con il distretto dell'abbigliamento individuando aziende che si dovranno impegnare a non utilizzare clandestini e ad elevare il livello usando tessuti made in Prato».
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