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Fallimenti pilotati: gli artigianireplicano all'Unione industriale

Potenza: «Basta coi comportamenti scorretti»

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PRATO. «Ancora polemiche dalla Unione industriale pratese sulla denuncia dei comportamenti scorretti di committenti che chiudono le imprese pagando i creditori al 10% per poi riaprire il giorno dopo con una nuova impresa di fatto finanziata con i debiti non onorati. La necessità di mettere un fermo a questo modo scorretto di muoversi nel mercato - il presidente della Cna, Anselmo Potenza - è interesse di tutte le imprese e non a caso la questione era stata posta addirittura dalla presidente nazionale di Confindustria. Noi avevamo detto: bene, adesso agiamo concretamente in un distretto ormai avvelenato dal fenomeno dei fallimenti pilotati che è diventato un vero e proprio cancro dell'economia».

«Uip fa una polemica francamente un po' sterile - prosegue Potenza -, basata su cose che le organizzazioni artigiane non hanno mai detto. Un po' tristemente forse si è diffuso anche qui il costume di inventarsi le cose per costruire polemica, ma il film che vi siete fatti non è quello che noi abbiamo proiettato. Con estrema chiarezza noi diciamo: nessuno ha mai chiesto di escludere dalle associazioni le imprese in difficoltà; il problema è quando lo stesso imprenditore riapre il giorno dopo e chi sa quante volte fa questo giochino. Questo è il comportamento che va denunciato e stigmatizzato perché questo rappresenta un modo parecchio scorretto di far pagare ai fornitori i propri rischi. Poi fra i rischi degli imprenditori ci sta anche quello di fornire chi non paga, di essere coinvolti in fallimenti e di vedere la propria impresa in crisi perché clienti affidabili sono diventati inaffidabili».
«Bene, usciamo dalle chiacchiere - conclude Potenza - e lanciamo una proposta: fra tanta concertazione facciamone una per definire, insieme, i comportamenti da chiedere agli imprenditori e le azioni da fare come associazioni. Anche questo è un modo efficace per aiutare l'economia pratese. Noi ci siamo».

«Trovo sinceramente fuori luogo voler ridicolizzare la nostra condanna di comportamenti palesemente scorretti, sulla base di questioni di metodo- dice Andrea Belli, presidente nazionale dei terzisti Confartigianato - Qui non si tratta di accusare questa o quella categoria: si tratta di essere assolutamente d'accordo nel condannare chi - sia esso industriale, artigiano o commerciante - chiude la ditta utilizzando ad arte strumenti come il concordato preventivo, per poi riaprire l'attività con quelle risorse negate alle aziende creditrici, mettendole in difficoltà. Credo che come categorie economiche si debba partire da questa considerazione comune. Detto questo, siamo disponibili a metterci a lavorare, con chi è disponibile a farlo, per studiare e individuare i metodi che si potranno utilizzare per cercare di arginare questo fenomeno. Nessuno ha mai chiesto di espellere le aziende in difficoltà, che anche noi siamo impegnati a difendere. Ma almeno - conclude il presidente Belli - non iscriviamo quelle scorrette che riaprono sulle ceneri di un'altra».

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