Il Tirreno

Prato

Operai cassintegrati nei campi, l'idea fa discutere

Barbara Burzi
Roberto Cenni
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Roberto Cenni

Pensare che l'agricoltura possa trainare il distretto fuori dalla crisi è per molti un miraggio. Non servono braccia da impiegare in campi che riescono a mala pena a ripagare dei costi di produzione, piuttosto politiche ad hoc per un settore che avrebbe grandi potenzialità se sviluppato per migliorare la qualità della vita

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PRATO. Pensare che l'agricoltura possa trainare il distretto fuori dalla crisi è per molti un miraggio. Non servono braccia da impiegare in campi che riescono a mala pena a ripagare dei costi di produzione, piuttosto politiche ad hoc per un settore che avrebbe grandi potenzialità se sviluppato per migliorare la qualità della vita. Se tra i primi progetti del neo sindaco Roberto Cenni c'è quello di creare cooperative per cassintegrati da impiegare nei terreni agricoli della provincia, in molti si chiedono quanti ettari di terreno incolto vi siano, per garantire una produttività, quanto serva investire e su quali prodotti. Il sindaco spiega che «si tratta di un'idea da mettere a punto, ma che potrebbe rappresentare una risposta ai tempi lunghi della crisi». Secondo Maurizio Fantini, vicepresidente di Coldiretti, «in agricoltura il lavoro da fare sarebbe tanto, i terreni non mancano, dal Montalbano a Montemurlo per la produzione di vino e olio, fino ai boschi della Valdibisenzio. È il reddito che non è proporzionale; riesce a sostenere appena i costi. Il problema non è trovare chi lavora, ma chi paga».
Ma in questo caso come propone il neo sindaco, sarebbe il Comune a farsene carico attraverso i finanziamenti pubblici, se arriveranno. «Portando il progetto sul Tavolo per Prato - spiega Cenni - potremmo ottenere le risorse necessarie per i macchinari e affittare i terreni, anche se questi potrebbero essere chiesti in comodato d'uso. I lavoratori impiegati invece verrebbero pagati con il 50% del ricavato del raccolto, l'altra metà andrebbe a enti come la Caritas, a sostegno delle famiglie più in difficoltà».
Per Manuele Marigolli della Cgil non si risolve così l'emergenza più grande del momento: i cento lavoratori che ogni mese escono dalle liste di mobilità senza più alcun tipo di sostegno al reddito. «Le figure più a rischio sono coloro che non hanno più ammortizzatori sociali - dice Marigolli - bisogna intervenire prima su quelli che anagraficamente sono più difficili da ricollocare, ma che non hanno ancora raggiunto l'anzianità di contributi per andare in pensione». Il segretario Cgil ha una controproposta: «Sarebbe più utile semmai individuare le aziende che lavorano con le amministrazioni pubbliche e all'interno di queste prevedere una quota riservata a queste categorie di lavoratori, da assumere con contratti a termine fino alla pensione su progetti di prevenzione ambientale».
Fantini solleva anche il problema della formazione: «L'agricoltura non è più quella di una volta; per dissodare i campi ci sono le macchine. Non ci si può improvvisare, in agricoltura serve l'esperienza». Secondo Michele Del Campo, direttore della Fil, questo è il problema minore. «Noi saremmo pronti - spiega - a riqualificare questi lavoratori perché lo stiamo già facendo verso professioni come il giardiniere. Semmai, c'è da chiedersi se sia questo il settore chiave. Sarei più favorevole a un sistema di lavori socialmente utili legati alla crescita della qualità della vita».
Ilaria Bugetti, sindaco di Cantagallo (area a forte vocazione agricola) invita Cenni «a un confronto, che possa davvero avere l'obiettivo dello sviluppo del settore agricolo locale».

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