Filature, nuovo giro di vite
Ilenia Reali
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Una delle filature cardate pratesiIn tanti hanno già le macchine ferme Nei primi sei mesi si sono persi ordini per il 40 per cento e a giugno il 70%
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PRATO. Sono ormai da anni l'anello debole della filiera tessile. Frammentate, aziende spesso artigiane e con una manciata di dipendenti, sono state le prime a crollare. A settembre arriverà un'altra botta: numerose filature cardate, l'anima di Prato quando Berta filava, non riaccenderanno le macchine.
La maggioranza delle filature è già ferma. Gli ordini sono stati terminati e i primi sei mesi del 2009 sono stati chiusi con bilanci da far accapponare la pelle. Anche il 40-50% in meno di produzione. Questi ultimi due mesi poi registrano un calo degli ordini anche del 70%.
Alla filatura Rita si stanno facendo le ultime cose. «Si sta lavorando davvero poco - dicono e per adesso la certezza è arrivare a fine luglio. Non so a settembre cosa decideremo di fare: in sei mesi si è lavorato 20 giorni. Le spese ci sono è si va avanti male».
Anche alla filatura Marte non c'è ottimismo. «La situazione è messa male e sappiamo che in molti non riapriranno. Noi stiamo andando avanti alla giornata».
Lido Macchioni presidente del consorzio lavorazioni tessili è amareggiato. «Non ci sono ordini e se le rifinizioni dicono che non avranno più niente da fare a luglio significa che nelle filature non si lavora almeno da 10 giorni».
«La speranza - continua - è che viste le poche quantità ordinate dai clienti a settembre decidano per riassortire».
Sulla serrata di settembre Macchioni è chiaro. Come sempre. «Mi stupisce che tante filature siano ancora aperte. Noi abbiamo quattro linee e stiamo lavorando con una e mezza non so come facciano coloro che hanno una sola linea con lavorazioni specifiche. E' dura. Con le dichiarazioni dei redditi tanti si sono resi conto di com'è stato terribile il 2008 ed è molto plausibile che decidano di chiudere. Sempre se hanno i soldi per farlo, altro grave problema».
Francesco Grassi è il presidente della sezione filatori dell'Unione industriale. «La situazione è drammatica - dice - perchè mediamente si è lavorato per il 40% in meno rispetto al 2008. E ora chi lavora produce ben il 70% in meno. Non riesco a capire cosa succederà. La sensazione è che il cardato non interessi più a nessuno ma se poi giri il mondo vedi che non è così».
Grassi mette l'accento su un altro problema: i colleghi che lavorano a prezzi bassissimi. «Quel poco di lavoro che c'è ce l'ha chi applica tariffe incomprensibili: non si capisce come facciano ad andare avanti e allo stesso tempo tolgono lavoro agli altri. Ho paura che a
settembre rimangano così poche aziende da non essere più interessanti per nessuno con la capacità produttiva che rimane».
Riccardo Cioni di Filwind mette l'accento sull'estrema precarietà del lavoro. «Si possono prevedere non più di 5-6 giorni. Noi ad esempio non sappiamo cosa accadrà dopo mercoledì».
La maggioranza delle filature è già ferma. Gli ordini sono stati terminati e i primi sei mesi del 2009 sono stati chiusi con bilanci da far accapponare la pelle. Anche il 40-50% in meno di produzione. Questi ultimi due mesi poi registrano un calo degli ordini anche del 70%.
Alla filatura Rita si stanno facendo le ultime cose. «Si sta lavorando davvero poco - dicono e per adesso la certezza è arrivare a fine luglio. Non so a settembre cosa decideremo di fare: in sei mesi si è lavorato 20 giorni. Le spese ci sono è si va avanti male».
Anche alla filatura Marte non c'è ottimismo. «La situazione è messa male e sappiamo che in molti non riapriranno. Noi stiamo andando avanti alla giornata».
Lido Macchioni presidente del consorzio lavorazioni tessili è amareggiato. «Non ci sono ordini e se le rifinizioni dicono che non avranno più niente da fare a luglio significa che nelle filature non si lavora almeno da 10 giorni».
«La speranza - continua - è che viste le poche quantità ordinate dai clienti a settembre decidano per riassortire».
Sulla serrata di settembre Macchioni è chiaro. Come sempre. «Mi stupisce che tante filature siano ancora aperte. Noi abbiamo quattro linee e stiamo lavorando con una e mezza non so come facciano coloro che hanno una sola linea con lavorazioni specifiche. E' dura. Con le dichiarazioni dei redditi tanti si sono resi conto di com'è stato terribile il 2008 ed è molto plausibile che decidano di chiudere. Sempre se hanno i soldi per farlo, altro grave problema».
Francesco Grassi è il presidente della sezione filatori dell'Unione industriale. «La situazione è drammatica - dice - perchè mediamente si è lavorato per il 40% in meno rispetto al 2008. E ora chi lavora produce ben il 70% in meno. Non riesco a capire cosa succederà. La sensazione è che il cardato non interessi più a nessuno ma se poi giri il mondo vedi che non è così».
Grassi mette l'accento su un altro problema: i colleghi che lavorano a prezzi bassissimi. «Quel poco di lavoro che c'è ce l'ha chi applica tariffe incomprensibili: non si capisce come facciano ad andare avanti e allo stesso tempo tolgono lavoro agli altri. Ho paura che a
settembre rimangano così poche aziende da non essere più interessanti per nessuno con la capacità produttiva che rimane».
Riccardo Cioni di Filwind mette l'accento sull'estrema precarietà del lavoro. «Si possono prevedere non più di 5-6 giorni. Noi ad esempio non sappiamo cosa accadrà dopo mercoledì».
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