La contraffazione finanzia i terroristi
L'allarme in un libro di un manager della "Albini & Pitigliani"
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PRATO. Acquistare una maglietta contraffatta o un paio di occhiali con la griffe falsificata non è solamente rischiare allergie e problemi di salute nè tantomeno limitarsi ad alimentare la criminalità organizzata tradizionale. E' anche far entrare un sacco di soldi nelle reti terroristiche che con la contraffazione finanziano i loro attentati. Contraffazione e terrorismo sono due parole che, sempre più, camminano di pari passo. Negli Stati Uniti, Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda sono concetti assimilati. In Italia non è un assioma digerito nonostante qui, e in particolare nell'area di Firenze-Prato-Pistoia, nel Napoletano e nel Milanese, la contraffazione sia un reato particolarmente diffuso tanto che le tre aree si collocano ai primi posti in Europa. A riportare alla ribalta la situazione è Franco Izzi. Un nome sconosciuto ai più ma uno studioso del fenomeno con incarichi alle spalle di prestigio come la consulenza per Antonello Colosimo (vice alto commissario italiano alla contraffazione) e, oggi, tecnico nel gruppo dell'Ufficio centrale antifrode dei mezzi di pagamento istituito al Ministero del Tesoro.
Izzi, è anche un po' pratese (almeno d'adozione) visto che da anni lavora nell'azienda di trasporti del distretto "Albini&Pitigliani" come corporate security. Izzi torna a sollevare il legame tra contraffazione e terrorismo in un libro dal titolo "Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto" che verrà presentato domani, a Firenze (Grand Hotel Baglioni, ore 17,30). Un testo che entrerà nelle scuole delle Fiamme gialle per formare i futuri finanzieri e che presto diventerà una trilogia con analoghi volumi sulla contraffazione alimentare e le frodi sul credito al consumo e i mezzi di pagamento. «Da sempre - spiega Izzi - la contraffazione ha legami con il terrorismo e la criminalità. E questo sta emergendo con maggiore insistenza dopo un'incisiva repressione a livello internazionale. Il terrorismo è sempre più strutturato come una multinazionale che ha diversificato le sue fonti di approvvigionamento. I terroristi entrano nella gestione della produzione, si inseriscono nella filiera finanziando l'attività illecita e con questa finanziandosi».
Un esempio su tutti, tra i molti contenuti nel libro di Izzi, è il provato finanziamento del primo attentato al World trade center (quello del 1993) con la vendita di capi di abbigliamento contraffatti in un negozio di Broadway. Ma anche per arrivare in Italia, l'arresto di 13 membri della falange El Hijdra Oua sospettati di aver fornito armi e documenti falsi a terroristi algerini tramite una rete finanziata con la contraffazione di capi di abbigliamento. Una realtà che non è lontana nemmeno dalla nostra regione dove, almeno secondo Izzi, «ci sono legami tra attività produttive della Toscana e reti terroristiche». Un'affermazione il generale Toschi, comandante della Guardia di finanza non esclude. «Dati i margini di guadagno elevati della contraffazione - è il commento del generale - non mi sento di negare il finanziamento al terrorismo. Nello specifico, in Toscana, non mi risulterebbe ma non lo escluderei anche perché l'autore del libro si è avvalso della collaborazione del vice alto commissario alla contraffazione».
Legami con il terrorismo o meno il libro fornisce l'esatta dimensione del fenomeno e si pone come un manuale che individua anche delle possibili soluzioni. Si parla dell'applicazione, anche in Italia, di un progetto preventivo anti-terrorismo seguito da tutte le aziende che operano col mercato degli Stati Uniti. «Ritengo comunque - è Izzi a tirare le conclusioni - che le aziende italiane non debbano aspettare che lo Stato risolva questo problema più grande di quanto realmente si conosca ma comincino ad operare direttamente». Proprio come l'Albini&Pitigliani che ha uno staff che controlla la sicurezza di tutte le merci con cui entra in contatto e che Izzi, ma solo per riferire la parte più curiosa del lavoro, sorveglia dal suo computer collegato a 95 webcam sparse in tutte le filiali del mondo.
Alla presentazione del libro in programma per domani a Firenze ci saranno numerosi addetti ai lavori. E' prevista la presenza di Edi Sommariva (segretario generale Fipe), Gerri Martinuzzi (dirigente area sviluppo imprese e mercato della Camera di commercio di Firenze), Giorgio Toschi (comandante regionale della Toscana della Guardia di finanza), Aldo Cursano (presidente regionale Fipe), Daniela Mainini (presidente del centro studi anticontraffazione), Pier Luigi Masini (direttore Confcommercio Firenze), Pier Maria Saccani (segretario generale Aicig), Francesco Vitale (ufficio operazioni nucleo Guardia di finanza) e Deborah Bergamini (esperta di comunicazione e marketing), Antonello Colosimo, vice alto commissario per la lotta alla contraffazione.
Izzi, è anche un po' pratese (almeno d'adozione) visto che da anni lavora nell'azienda di trasporti del distretto "Albini&Pitigliani" come corporate security. Izzi torna a sollevare il legame tra contraffazione e terrorismo in un libro dal titolo "Lotta alla contraffazione: analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto" che verrà presentato domani, a Firenze (Grand Hotel Baglioni, ore 17,30). Un testo che entrerà nelle scuole delle Fiamme gialle per formare i futuri finanzieri e che presto diventerà una trilogia con analoghi volumi sulla contraffazione alimentare e le frodi sul credito al consumo e i mezzi di pagamento. «Da sempre - spiega Izzi - la contraffazione ha legami con il terrorismo e la criminalità. E questo sta emergendo con maggiore insistenza dopo un'incisiva repressione a livello internazionale. Il terrorismo è sempre più strutturato come una multinazionale che ha diversificato le sue fonti di approvvigionamento. I terroristi entrano nella gestione della produzione, si inseriscono nella filiera finanziando l'attività illecita e con questa finanziandosi».
Un esempio su tutti, tra i molti contenuti nel libro di Izzi, è il provato finanziamento del primo attentato al World trade center (quello del 1993) con la vendita di capi di abbigliamento contraffatti in un negozio di Broadway. Ma anche per arrivare in Italia, l'arresto di 13 membri della falange El Hijdra Oua sospettati di aver fornito armi e documenti falsi a terroristi algerini tramite una rete finanziata con la contraffazione di capi di abbigliamento. Una realtà che non è lontana nemmeno dalla nostra regione dove, almeno secondo Izzi, «ci sono legami tra attività produttive della Toscana e reti terroristiche». Un'affermazione il generale Toschi, comandante della Guardia di finanza non esclude. «Dati i margini di guadagno elevati della contraffazione - è il commento del generale - non mi sento di negare il finanziamento al terrorismo. Nello specifico, in Toscana, non mi risulterebbe ma non lo escluderei anche perché l'autore del libro si è avvalso della collaborazione del vice alto commissario alla contraffazione».
Legami con il terrorismo o meno il libro fornisce l'esatta dimensione del fenomeno e si pone come un manuale che individua anche delle possibili soluzioni. Si parla dell'applicazione, anche in Italia, di un progetto preventivo anti-terrorismo seguito da tutte le aziende che operano col mercato degli Stati Uniti. «Ritengo comunque - è Izzi a tirare le conclusioni - che le aziende italiane non debbano aspettare che lo Stato risolva questo problema più grande di quanto realmente si conosca ma comincino ad operare direttamente». Proprio come l'Albini&Pitigliani che ha uno staff che controlla la sicurezza di tutte le merci con cui entra in contatto e che Izzi, ma solo per riferire la parte più curiosa del lavoro, sorveglia dal suo computer collegato a 95 webcam sparse in tutte le filiali del mondo.
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