Il Tirreno

Prato

Il cuore è in centro Ma i biscotti girano in tutto il mondo

Fabio Barni

Da 150 anni nascono qui i cantucci divenuti un simbolo della città. {Nessuna ricetta segreta ma il fornitore di uova è lo stesso di mia nonna}

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PRATO. Sulla parete dell'ufficio ha attaccato il numero della Food and Drug Administration, l'agenzia americana che autorizza il commercio di alimenti e medicine. E' il segno che i biscotti di "Mattonella" sorvolano con una certa puntualità l'Atlantico. Elisabetta Pandolfini, titolare con fratello e sorelle dello storico biscottificio Mattei, vive con il cuore nel centro storico e lo sguardo rivolto al mondo. Come dire che produce alla maniera tradizionale, ma promuove con tecniche contemporanee quel pezzo di città che, sotto forma di cantucci, da un secolo e mezzo sa incantare il palato. Parlare della sua attività è già parlare di Prato. Ormai i biscotti girano il mondo. Non è che i pratesi sono gelosi? {I pratesi restano i nostri primi giudici e devo dire che sanno anche essere severi. Sentono questa azienda un po' come loro. Per noi, non è un peso. Però è una responsabilità. Quella di chi sente che ha qualcosa che, in certo senso, è un patrimonio della città. Anche per questo, siamo rispettosissimi della tradizione. La ricetta è sempre quella. La differenza, semmai, è nelle materie prime perché sono cambiati l'alimentazione animale o il modo di produrle. Ma il nostro fornitore di uova, per esempio, è lo stesso che aveva nostra nonna}. Ma la ricetta è segreta, come quella della Coca Cola?

{No. Credo che la conoscano tutti. Nostro padre però ci raccontava che il nonno, quando veniva il momento, mandava via tutti, si chiudeva da solo e metteva la polverina magica. Siamo cresciuti con questo mistero. E anche a scuola, i compagni ci domandavano come venivano fatti i biscotti, qual era la ricetta}. Da 150 anni, i biscotti di "Mattonella" sono gli stessi. A proposito, come celebrerete l'anniversario? {Stiamo lavorando da tempo a diverse iniziative}. Quali? {Per ora è un segreto. A settembre si saprà}. Che vuol dire mandare un pezzo di Prato nel mondo? {Adesso, significa partecipare a fiere, promozioni, degustazioni, e avere rapporti con gli importatori. Da sempre, però, i biscotti si sono fatti conoscere con la città, viaggiando verso Biella, Carpi o altre località sui camion dei tessuti}. Con un rapporto così stretto con il tessile, sente anche lei la crisi? {No. I pratesi non rinunciano mai, soprattutto per le feste, ai biscotti. In certi periodi fanno anche la fila e quando portano il pacco a qualcuno, chi lo riceve sa che è stato sudato}. Però, la crisi c'è. Che cosa ne pensa? {Credo che anche stavolta i pratesi sapranno reinventarsi e uscirne fuori.

Secondo me c'è e ci sarà un repulisti di aziende, come è già successo in passato. Capita così ovunque, anche in altri settori. Il vino, per esempio. Dopo il boom che ha visto qualsiasi personaggio mettersi a produrlo, rimarranno i più bravi e i più forti. Così Prato. Andranno avanti le imprese che sapranno produrre e vendere qualità. Qualità alta, che già c'è}. Non la vede nera... {Sono molto ottimista. I pratesi troveranno la via e sapranno anche differenziarsi, in modo tale da non essere più legati solo al tessile. Di certo qui la diversificazione è più difficile che altrove. A Modena o Carpi possono contare su un bel po' di campagna per dedicarsi all'agricoltura. Anche Prato ha però i suoi vantaggi, a cominciare da una posizione geografica privilegiata}. Insomma, Prato e i pratesi le piacciono. {Sì. Amo molto questa città e il suo centro storico. Sono nata a Firenze e cresciuta a Figline, ma non potrei mai rinunciare al giro da piazza del Comune, piazza del Duomo, piazza Mercatale, con quel ponte splendido, e ritorno da viale Piave, San Marco, il castello}. Che cosa le piace ancora? {E' bellissima la zona immediatamente fuori, salendo verso Filettole e Canneto.

E poi, sono naturalmente affezionata a Figline e al Monteferrato}. Negli ultimi anni Prato è migliorata o peggiorata? {Non sono d'accordo con chi vede problemi da tutte le parti. Sinceramente, non vedo quel peggioramento che molti descrivono. Sono i pratesi, semmai, a doversi riappropriare della loro città e, in tal senso, mancano forse i luoghi d'aggregazione. Ma, ripeto, non è vero che la situazione sia nel complesso peggiorata, anche se i problemi ci sono. Sono state fatte molte cose buone, in questi ultimi anni, come il recupero del lungo Bisenzio e di palazzo Banci Buonamici. Se, poi, questi luoghi vengono usati o no, è un altro problema. Per quanto mi riguarda, la passeggiata in centro, la domenica mattina, resta un rito e Prato riesce ancora a commuovermi. Credo nella città, nel centro storico, e ci investirei di nuovo}. Chi critica troppo sbaglia? {Parlare di un centro invivibile è sbagliato e allontana le persone. Noi pratesi dobbiamo credere nella nostra città. Invece, siamo quelli che ci credono meno. Quando parlo con amici fiorentini, mi dicono che Prato è bella.

Qui, al contrario, mi dicono che vanno a Firenze. Ma anche a Firenze ci sono gli stessi problemi. Siamo sempre noi che, con qualche piccolo gesto, possiamo migliorare la città}. Come? {Se teniamo pulito, difficilmente a qualcuno, anche all'extracomunitario, verrà voglia di buttare per terra il fazzoletto. Dovremmo avere più senso civico}. Un problema italiano... {E' vero. Così, dico la stessa cosa, da italiana come da pratese. E c'è di più. Siamo i primi a criticarci e a dare una brutta immagine. Sono stata a Napoli di recente (mia madre è napoletana) e non è vero che ci sono rifiuti da tutte le parti. Il problema, drammatico, c'è. Ma dai telegiornali sembra che tutto sia sommerso di rifiuti}. Torniamo a Prato. La città qualche difetto l'avrà pure... {Penso di sì. Però, chiedermelo è come chiedere a una sposa innamoratissima se suo marito ha dei difetti. Io mi sento tra l'altro una privilegiata}. Perché? {Perché ho vissuto 12 anni nel centro storico, proprio sopra il biscottificio}. Adesso dove vive? {Siamo tornati tutti a Figline. Anzi, a Vainella dove mio padre decise di trasferirsi negli anni `60 perché, diceva, i bambini devono crescere in campagna}.

Parliamo allora di Figline. Come si trova? {C'è da dire che esco la mattina e torno la sera. Percorro le strade del paese e i sentieri sotto il Monteferrato quando vado a correre. Un'amica, che vive di più in paese, mi dice che è sempre come prima. A Figline ci conosciamo tutti. La vita è sempre quella del paesino. L'ortolano mi ha visto bambina}.

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