Meteo
BULLISMO A PRATO
“Ragazze cattive” scatenate a Prato si divertono a picchiare le coetanee
Giovanni Ciattini
Una quindicenne con il naso fratturato e ora deve uscire scortata
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. L’espressione “bullismo femminile” è sociologicamente corretta ma non dà l’idea. Una figlia quindicenne accompagnata al pronto soccorso col naso fratturato da un pugno sferrato da una coetanea, un po’ di più. E’ quanto accaduto lo scorso sabato notte ad una mamma corsa in aiuto della figlia aggredita da un gruppo di ragazzine violente mentre passeggiava nel centro storico di Prato. Un episodio, lo si è scoperto in seguito, tutt’altro che isolato. Sempre la stessa sera altre due ragazzine sono rimaste vittime probabilmente delle stesse “bad girls”. E altri episodi, via via che i figli adolescenti rimuovono la polvere dalla memoria e i genitori gettano il velo dell’indifferenza, affiorano uno dietro l’altro. «Due settimane fa è successo qualcosa di analogo anche a me», racconta Matilde. «Sono stato testimone diretto di un pestaggio», rivela Gino Melani. Difficile al momento dire se il menar le mani e i piedi (c’è chi è stata presa anche a calci) si tratti di un fenomeno diffuso fra le adolescenti o se invece a Prato circoli un gruppo di ragazzine che si esaltano nel picchiare le coetanee.
Di certo c’è che la madre della quindicenne che si è ritrovata col naso fratturato si è rivolta alla polizia fornendo l’unico nome di cui disponeva: quello di una ragazzina con cui la sua figlia aveva avuto un litigio verbale. A passare alle maniere forti ci hanno pensato altre due ragazzine dai modi stile “buttafuori”. «Mia figlia ora ha paura ad uscire da sola - confessa la mamma - e anche noi non ci sentiamo tranquilli. Tanto più che questa ragazzina si è rifatta viva minacciando di morte mia figlia se non avesse ritirato la denuncia. A parte il fatto che io non la posso ritirare perché è stata avviata d’ufficio dalla polizia, ma nemmeno del resto ci penserei. Voglio che sia fatta luce su quanto è accaduto e che queste ragazzine siano individuate. Per quel che ne so potrebbero aver combinato altri guai e devono essere fermate prima che si perda definitivamente il controllo della situazione». Ecco quindi che da qualche giorno la quindicenne viaggia scortata dagli amici e dai nonni. E sabato sera ad accompagnarla in centro ci saranno entrambi i genitori insieme alla sorella maggiore.
«Mi aspetto che il centro storico sia sorvegliato con più attenzione dalle forze dell’ordine - auspica la mamma - dopo cena nelle strade si riversano centinaia di adolescenti e scintille fra i ragazzi, spesso tentati dall’idea di qualche bravata, possono sempre accendersi». Colpa dell’alcol? «Non credo, almeno l’altra sera l’alcol non c’entrava nulla. Molto però dipende dal fatto che questi ragazzi non sanno comunicare in un modo normale e l’idea di sopraffare gli altri li fa sentire più forti e sicuri di sè. Ciò che mi sgomenta, come genitore, è che a quanto pare non conosciamo i nostri figli. Probabilmente i genitori delle due ragazzine che hanno picchiato mia figlia sono ancora all’oscuro di tutto. E mi fa rabbrividire anche il comportamento di chi si vuole tappare gli occhi per non vedere che i figli possono essere molto diversi da come ce li immaginiamo».
Di certo c’è che la madre della quindicenne che si è ritrovata col naso fratturato si è rivolta alla polizia fornendo l’unico nome di cui disponeva: quello di una ragazzina con cui la sua figlia aveva avuto un litigio verbale. A passare alle maniere forti ci hanno pensato altre due ragazzine dai modi stile “buttafuori”. «Mia figlia ora ha paura ad uscire da sola - confessa la mamma - e anche noi non ci sentiamo tranquilli. Tanto più che questa ragazzina si è rifatta viva minacciando di morte mia figlia se non avesse ritirato la denuncia. A parte il fatto che io non la posso ritirare perché è stata avviata d’ufficio dalla polizia, ma nemmeno del resto ci penserei. Voglio che sia fatta luce su quanto è accaduto e che queste ragazzine siano individuate. Per quel che ne so potrebbero aver combinato altri guai e devono essere fermate prima che si perda definitivamente il controllo della situazione». Ecco quindi che da qualche giorno la quindicenne viaggia scortata dagli amici e dai nonni. E sabato sera ad accompagnarla in centro ci saranno entrambi i genitori insieme alla sorella maggiore.
«Mi aspetto che il centro storico sia sorvegliato con più attenzione dalle forze dell’ordine - auspica la mamma - dopo cena nelle strade si riversano centinaia di adolescenti e scintille fra i ragazzi, spesso tentati dall’idea di qualche bravata, possono sempre accendersi». Colpa dell’alcol? «Non credo, almeno l’altra sera l’alcol non c’entrava nulla. Molto però dipende dal fatto che questi ragazzi non sanno comunicare in un modo normale e l’idea di sopraffare gli altri li fa sentire più forti e sicuri di sè. Ciò che mi sgomenta, come genitore, è che a quanto pare non conosciamo i nostri figli. Probabilmente i genitori delle due ragazzine che hanno picchiato mia figlia sono ancora all’oscuro di tutto. E mi fa rabbrividire anche il comportamento di chi si vuole tappare gli occhi per non vedere che i figli possono essere molto diversi da come ce li immaginiamo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
