Chiuse quasi 60 aziende in due mesi
I. R.
In liquidazione società tessili ma anche di accessori e di servizi
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PRATO. Le vacanze non hanno bloccato le chiusure delle aziende. Tra luglio e agosto hanno avviato procedimenti concorsuali, scioglimenti e liquidazioni la bellezza di 57 aziende. Una media di una azienda al giorno. Questo risulta dai dati della Camera di commercio di Prato, ente a cui si rivolgono gli imprenditori quando intendano sciogliere le proprie società.
Non in tutti i casi in elenco si tratta di cessazioni vere e proprie. O meglio lo sono dal punto di vista formale ma, nel caso delle realtà più grosse e con il numero più alto di dipendenti, infatti si ritrovano nell'elenco aziende che hanno utilizzato questi strumenti normativi per poi riaprire sotto altre vesti e con altre ragioni sociali.
Scremato l'elenco dalle aziende di commercio all'ingrosso, società immobiliari (per cui la liquidazione è lo strumento volontario utilizzato quando l'obiettivo è stato raggiunto) non mancano - si tratta di un buon 60% - le aziende tessili: dalle confezioni alle tessiture.
Le aziende che hanno chiuso sono per lo più realtà imprenditoriali con una media di dipendenti che oscilla tra 2 e 4 - anche se per il dato dei lavoratori non è più obbligatoria la comunicazione e quindi nella maggior parte dei casi risale al 2005.
A scrutare nel dettaglio la lista si trova però anche un altro dato: chiudono le piccole aziende tessili, ma chiudono anche aziende che forniscono servizi accessori come ditte di riparazione delle macchine tessili, realtà di commercio all'ingrosso di accessori.
Settori che cominciano a soffrire un po' per la concorrenza cinese (gli orientali hanno ormai quasi il monopolio anche per la vendita di bottoni, passamanerie e ornamenti per la maglieria e le confezioni) ma anche perché la progressiva riduzione della filiera toglie spazi anche a chi con artigiani, tessiture e filature si era costruito una propria nicchia.
Infine l'elenco delle liquidazioni, volontarie e non, di luglio e agosto (solo in questo mese ne hanno fatto ricorso 18 aziende), racconta anche di una serie di realtà diverse che hanno mollato. Piccole autofficine, produttori di opuscoli e materiale pubblicitario, minimarket che probabilmente con l'arrivo dell'età della pensione del titolare non hanno trovato valide alternative alla chiusura dal momento che i clienti, meno rispetto agli anni passati, sono divisi in maggioranza tra le realtà più grandi.
Non in tutti i casi in elenco si tratta di cessazioni vere e proprie. O meglio lo sono dal punto di vista formale ma, nel caso delle realtà più grosse e con il numero più alto di dipendenti, infatti si ritrovano nell'elenco aziende che hanno utilizzato questi strumenti normativi per poi riaprire sotto altre vesti e con altre ragioni sociali.
Scremato l'elenco dalle aziende di commercio all'ingrosso, società immobiliari (per cui la liquidazione è lo strumento volontario utilizzato quando l'obiettivo è stato raggiunto) non mancano - si tratta di un buon 60% - le aziende tessili: dalle confezioni alle tessiture.
Le aziende che hanno chiuso sono per lo più realtà imprenditoriali con una media di dipendenti che oscilla tra 2 e 4 - anche se per il dato dei lavoratori non è più obbligatoria la comunicazione e quindi nella maggior parte dei casi risale al 2005.
A scrutare nel dettaglio la lista si trova però anche un altro dato: chiudono le piccole aziende tessili, ma chiudono anche aziende che forniscono servizi accessori come ditte di riparazione delle macchine tessili, realtà di commercio all'ingrosso di accessori.
Settori che cominciano a soffrire un po' per la concorrenza cinese (gli orientali hanno ormai quasi il monopolio anche per la vendita di bottoni, passamanerie e ornamenti per la maglieria e le confezioni) ma anche perché la progressiva riduzione della filiera toglie spazi anche a chi con artigiani, tessiture e filature si era costruito una propria nicchia.
Infine l'elenco delle liquidazioni, volontarie e non, di luglio e agosto (solo in questo mese ne hanno fatto ricorso 18 aziende), racconta anche di una serie di realtà diverse che hanno mollato. Piccole autofficine, produttori di opuscoli e materiale pubblicitario, minimarket che probabilmente con l'arrivo dell'età della pensione del titolare non hanno trovato valide alternative alla chiusura dal momento che i clienti, meno rispetto agli anni passati, sono divisi in maggioranza tra le realtà più grandi.
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