Il Tirreno

Prato

I politici promuovono Veltroni

C.O.

Ma Del Vecchio preferisce Bersani, le donne scelgono Anna Finocchiaro

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PRATO. Liberal come Veltroni, pungente come D’Alema, stakanovista come Fassino o riformista come Bersani? In attesa della prima candidatura ufficiale, forse domani, a segretario del Partito democratico del sindaco di Roma Walter Veltroni e aspettano le altre eventuali, i notabili della politica pratese indicano la loro preferenza. E per gioco, ma non troppo, individuano anche quale sia l’uomo politico dell’entourage pratese che più si avvicina allo stile dei vip nazionali. Preferisce D’Alema: «Una stima che viene da lontano per la forte caratura intelletuale e politica», ma giudica assolutamente azzeccata la candidatuta di Veltroni a capo della nuova formazione politica.

Paolo Abati, presidente Consiag, non ha dubbi: «Veltroni è sempre stato capace di sintetizzare l’innovazione politica con la modernizzazione della società». Un epigono locale? Non uno ma tre: Fabrizio Mattei, ex sindaco di Prato, Daniele Panerati, vicepresidente della Provincia e Roberto Rosati, assessore anche lui in Provincia. E come volevasi dimostrare è proprio Roberto Rosati che “senza se e senza ma” promuove Veltroni come capo del futuro Pd. Sul fronte pratese, invece, assimila lo stile politico di Roberto Benigni e Benedetta Squittieri a quello di Fassino, indica Gianni Del Vecchio come esempio del dalemismo, l’ex sindaco Mattei come espressione del veltronismo e il parlamentare Andrea Lulli come affine allo stile del ministro Bersani, tra i papabili per la candidatura “altra” alla segretaria del Pd.

Entusiasta del passo avanti di Veltroni si dice Daniele Panerati. «Perché è l’uomo giusto per questa fase politica». Anche per il vicepresidente della provincia l’ex segretario Ds Del Vecchio «è l’esempio del dalemismo di ferro», espressione dello stile fassiniano è Giuseppe Gregori mentre veltroniana indica Geraldina Cardillo che conferma. «Sono diventata veltroniana - scherza - da quando ho scoperto che mangia la Nutella». Ma il sì politico alla candidatura dell’ex direttore dell’Unità ha motivazioni ben più forti: «E’ una persona che ha grandi capacità di relazione, sa ascoltare e confrontarsi con il prossimo senza supponenza».

Secondo la presidente del Met gli uomini che più si avvicinano a Prato al modo di far politica di Fassino sono Abati «perché è sul pezzo e non sfugge gli impegni» e Del Vecchio «per il grande impegno, la volontà e l’ abnegazione» mentre le logiche veltroniane le attribuisce a Benigni «uomo dell’ascolto che preferisce le mediazioni agli scontri». E lo stile D’Alema? «E’di Benedetta Squittieri». Anche lei ci si riconosce. Ok Veltroni, certo, ma il cuore batte per il ministro degli Esteri «perché si espone e non si tira indietro nelle battaglie». Di veltroniano doc a Prato, secondo Squittieri, ce n’è uno: l’ex sindaco Mattei mentre fassiniana nel modo d’agire «è la Cardillo perché riesce a metter tutti d’accordo».

Anche il presidente Asm Adriano Benigni promuove Veltroni: «Mi piace per quel suo approccio diretto» e altri sì arrivano da Giuseppe Gregori ex sindacalista Cgil oggi assessore, da Fabrizio Mattei, ulivista dal 1995 e da Andrea Mazzoni, assessore alla Cultura: «Veltroni ha la primogenitura del Pd». Le riserve sono, invece, di Gianni Del Vecchio, ex segretario della Federazione, che non fa mistero di preferire Pierluigi Bersani alla candidatura di Veltroni e da due donne: Ambra Giorgi e Linda Pieragnoli. «Mi sarebbe piaciuta Anna Finocchiaro - commenta Giorgi - avrebbe rappresentato davvero un elemento di novità proprio perché donna ma soprattutto perché brava». Lo stesso giudizio è di Pieragnoli: «Veltroni piacerà certamente alla gente normale perché è empatico ma il rinnovamento vero sarebbe stato rappresentato dalla Finocchiaro».

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