Italia
Il nuovo Carosone è un autodidatta del jazz
Miriam Monteleone
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Il pianista napoletano Lorenzo Hengeller Al Politeama arriva il pianista Hengeller, mattatore del palcoscenico
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PRATO. E' uno dei simboli partenopei della musica jazz contemporanea. Un pianista cantautore autodidatta, un mattatore da palcoscenico, per qualcuno il nuovo Carosone. Giovedì alle 21 il Ridotto del Politeama- nell'ambito della rassegna "Politeama Pratese Music Lab"- ospita Lorenzo Hengeller, reduce dal successo del suo ultimo album "Canzoniere minimo leggero", realizzato in collaborazione con Stefano Bollani e Gianluca Guidi. Per l'occasione il pianista sarà affiancato sul palco dai musicisti del sestetto di Mirko Guerrini (Cecchini, Evangelisti, Gori, Melani e Pieri). Abbiamo chiesto a Hengeller di raccontarci questo singolare mix tra jazz e napoletanità. Biglietti 8 euro, info: 0574 603758. Mirko Guerrini l'ha invitata a Prato. Che cosa avete in mente per la serata? «Con il sestetto eseguiremo i brani del mio repertorio. Principalmente pezzi degli ultimi album "Canzoniere minimo leggero" e "Il giovanotto matto". Io sarò al piano e canterò e i musicisti del sestetto di Guerrini mi accompagneranno. Non abbiamo scalette rigide, improvviseremo..». E con Guerrini come vi siete conosciuti? «Ci siamo conosciuti grazie a Stefano Bollani, con cui ho collaborato per il mio ultimo disco. Da lì le occasioni per suonare insieme non sono mancate, l'ultima è stata qualche settimana fa, in occasione del "Bollani and Friends" al teatro Verdi per il concerto di beneficenza organizzato dal Lions club di Firenze. Poi siamo stati in Rai». Nonostante il suo cognome, lei è napoletano. Con il premio Carosone vinto nel 2007 si è conquistato l'affetto degli amanti della canzone italiana. Quali sono i suoi modelli? «Kramer, Neri, De Sica, Carosone, Gaber, ma anche Lelio Luttazzi e Ernesto Bonino. Mi piace confrontarmi con un repertorio originale dal sapore retrò, infarcito di gag musicali». Come le è venuto in mente di mischiare jazz e napoletanità? «Premetto che non amo ostentare la mia napoletanità come valore aggiunto. Sono un musicista, mi piace piuttosto ironizzare sui napoletani, prenderli in giro, creare personaggi. Io vivo a Napoli, non riesco a lasciarla, ma è una deriva esotica e lo racconto anche in alcune mie canzoni. Come "Guapparia 2000" uno dei brani che più mi rappresenta». Parliamo dei progetti. A cosa sta lavorando in questo periodo? «Luglio e agosto sarò in giro per rassegne e festival estivi. Sto lavorando inoltre a un disco di piano solo sulle canzoni napoletane, un progetto insolito per me che da anni lavoro sullo swing e il jazz».
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