Il Tirreno

Prato

economia e virus

Cinquecento aziende chiedono di poter riaprire

Maria Lardara
La Stamperia Fiorentina
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La Stamperia Fiorentina

Sono le domande di deroga sul tavolo della Prefettura da parte di attività ritenute non necessarie dal decreto blocca-fabbriche: sono quasi tutte tessili

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PRATO. Può un cantiere insistere dentro lo stabilimento di un’azienda alimentare? Per l’edilizia il semaforo è rosso: vale il decreto “Blocca-fabbriche” fino al 3 aprile. Per l’attività del food in questione però quel cantiere è di vitale importanza per garantire l’operatività. Dubbi e interrogativi che sono stati sollevati ieri durante una riunione in videoconferenza fra la prefettura, rappresentanti delle categorie e parti sociali. Rebus codici Ateco e oltre 500 richieste di deroga sul tavolo della prefettura. Deroga significa chiedere un’eccezione per poter lavorare, in quanto le attività in questione non rientrano fra quelle essenziali ma dichiarano di esserne al servizio per poter tenere accese le macchine.

500 DEROGHE

Sono una goccia nel mare magnum delle imprese: circa l’1,5% su 30.000 unità attive su Prato e provincia. Significa che oltre al 10% di quelle attività che possono continuare a operare in base ai codici Ateco, si aggiungono oltre 500 richieste di deroga al blocco inviate alla prefettura da aziende che autocertificano la loro produzione a supporto di settori essenziali. «A ogni dichiarazione seguirà un’istruttoria che incrocerà i dati di Camera di Commercio e Guardia di Finanza», spiega il viceprefetto Fabio De Fanti. In attesa dell’ok delle prefetture, le produzioni in deroga vanno avanti: la riconversione è dettata dall’emergenza. Dai capi d’abbigliamento alle mascherine come nel caso del gruppo italo-cinese Y.L, dai tessuti per l’alta moda ai dispositivi di protezione come nel caso della Stamperia Fiorentina. E’ una storia di riconversione anche quella della Pointex: dai tessuti per materassi ai camici per la sanità. Due i modelli di dichiarazione che le aziende possono compilare.

IL CASO BRACHI

Il Covid-19 li ha fermati a Prato ma non in Cina. Lunedì il Gruppo Brachi, che si occupa di controllo qualità per l'industria della moda, ha chiuso momentaneamente i laboratori nel Macrolotto 2. Eppure, stando al loro codice Ateco, avrebbe potuto continuare l’attività di prove e test. «Abbiamo chiuso per scelta, per garantire la salute dei nostri dipendenti – spiega il direttore commerciale Giulio Lombardo - Il servizio di test viene comunque assicurato attraverso la nostra sede in Cina».

MILANO UNICA A SETTEMBRE

Anche il salone clou del tessile si piega al coronavirus: l’edizione di Milano Unica slitta da luglio a settembre (dal 7 al 9). Per il distretto la notizia del posticipo rappresenta un ulteriore segnale di quanto sia importante non perdere nessuna opportunità di rapida ripresa del lavoro. «Un posticipo per dare la possibilità a noi espositori di cogliere il maggior numero di opportunità e contatti, cosa che sarebbe risultata probabilmente difficile a luglio – sottolinea il presidente di Pratotrade Maurizio Sarti - Abbiamo preso molto sul serio l'indicazione del 3 aprile come ultimo giorno di chiusura. Ora però bisogna riaprire: ne va della sopravvivenza delle aziende e dell'occupazione nei prossimi 12/18 mesi».

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