Il Tirreno

Prato

Vertenza inerti, la soddisfazione di Varvarito

Francesco Albonetti
Franco Varvarito nei giorni della protesta di fronte alla Prefettura
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Franco Varvarito nei giorni della protesta di fronte alla Prefettura

L'imprenditore di Prato applaude alla soluzione trovata dal Comune: "Le zone trovate sono eccellenti, un sospiro di sollievo per l'azienda e per i lavoratori"

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PRATO. "Finalmente, la firma di ieri apre una prospettiva concreta e interessante per il futuro". E' molto soddisfatto Franco Varvarito, l'imprenditore pratese titolare dell'omonima impresa di frantumazione inerti il cui destino - dell'azienda e dei circa cento lavoratori - da circa due anni è appeso ai permessi, continuamente prorogati, di pemanenza nell'attuale area di San Giorgio a Colonica, in definita, alla burocrazia. L'accordo raggiunto fra Comune, Provincia e Regione sulla variante al piano strutturale e al regolamento urbanistica individua concretamente due nuove aree destinate unicamente agli impianti per l'attività di recupero del materiale edile.

Un sospiro di sollievo, quindi, non solo per Varvarito ma anche per le altre imprese del settore e in generale per quelle edili. Le due aree in questione, lo ricordiamo si trovano entrambe confinanti con l'autostrada Firenze Mare nella zona di Prato ovest: una più grande, di 19 ettari, vicino al casello di Prato Ovest, fra Casale e Agliana. L'altra è metà della prima, 9 ettari, e si colloca al Macrolotto 1, delimitata dalla prima tangenziale e dall'autostrada. "Le aree sono molto belle - dice Varvarito - pensate bene anche a livello viario. E' stato fatto un bello studio e non posso che ringraziare gli enti che hanno raggiunto questo accordo".

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L'impatto sulla viabilità, trattandosi di attività che comportano una forte movimentazione di merci, è stato infatti uno dei nodi da sciogliere nella scelta dei luoghi: rovando due aree così vicine all'autostrada e alle tangenziali, è stato raggiunto il doppio scopo di non gravare sulla viabilità ordinaria e di favorire le aziende. "Non si poteva andare più avanti a forza di autorizzazioni troppo limitate e stringenti - prosegue l'imprenditore - Adesso ci si prospetta un futuro, al di là di quelli che saranno i tempi effettivi del trasferimento in queste area. Non ho ancora valutato quale delle due zone sarà la più adatta, abbiamo tempo per studiarci. E' comunque una risposta ottimale a tutte le aziende che si occupano del settore: perché ci siamo noi che ci occupiamo esclusivamente della lavorazione degli inerti, ma anche altre che svolgono non esclusivamente questa attività. Ho parlato anche con i lavoratori, molti di loro sono in cassa integrazione e questa soluzione dà una boccata di ossigeno e una speranza a tutti".

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