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Pontedera, caos totale: altra sconfitta, contestazione e ora anche il sindaco cambia idea sui brasiliani – Mascara e Quintieri vicini all’addio

di Tommaso Silvi

	La contestazione dei tifosi del Pontedera fuori dallo stadio (Foto Stick)
La contestazione dei tifosi del Pontedera fuori dallo stadio (Foto Stick)

Col Varese i granata collezionano il quarto ko in altrettante partite di campionato: squadra ultima a zero punti. Franconi: «Il progetto così non funziona, serve una svolta immediata»

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PONTEDERA. Era il 7 luglio 2026 e con una conferenza stampa al limite tra il tragico e il comico allo stadio Ettore Mannucci prendeva vita il “progetto” del nuovo Pontedera comandato dal fondo brasiliano Sportheca. Quel giorno si presentavano alla stampa il direttore sportivo, Simone Quintieri, e l’allenatore, l’ex Serie A Giuseppe Mascara. Accompagnati dalle parole di un audace presidente, Gustavo Nikitiuk, che quel giorno addirittura disse, col Pontedera fresco di retrocessione in Serie D: «Ora c'è un progetto, mentre per 14 anni questo club ha avuto come progetto solamente quello di salvarsi in Serie C». Oggi, dopo poco più di due mesi, domenica 20 settembre all’esterno dello stadio Mannucci è scoppiata la contestazione da parte dei tifosi che chiedono a dirigenza e società di andarsene. Il Pontedera perde 3-0 in casa contro il Varese e dopo quattro gare di campionato è ultimo in classifica nel girone D con 0 punti, tre gol fatti e dodici gol subiti. Il “progetto” brasiliano – sostenuto convintamente in estate dall’amministrazione comunale – è in totale naufragio. La squadra farcita di giovanissimi e giovani stranieri sconosciuti fa acqua da tutte le parti. I ragazzi danno l'anima, sia chiaro, ma il livello è troppo basso per la categoria. Così la seconda retrocessione consecutiva è garantita. Ed anche il sindaco, Matteo Franconi, nel pomeriggio di domenica 20 settembre, fa marcia indietro. Totale, rapida e a gran velocità. Le idee di Sportheca non affascinano più. Perché nel calcio – al di là di ogni filosofia – contano i risultati. E quelli del Pontedera sono disastrosi. Tanto che ora si cerca una strada per correre ai ripari ed evitare lo sprofondo in Eccellenza. Ma andiamo con ordine. 

La partita e la contestazione

C’è poco da dire su quanto accade in campo al Mannucci. Il Pontedera è nettamente inferiore alle altre formazioni della Serie D affrontate finora. Anche del Varese, che prima di affrontare i granata aveva collezionato appena un punto in tre partite. Non proprio una corazzata. Dopo 13 minuti la squadra di Mascara è già sotto nel punteggio. Al 63’ arriva il 2-0, poi al 76’ il 3-0 del Varese. Nel mezzo il nulla. Uno spettacolo davvero brutto. A pochi minuti dalla fine del match i tifosi abbandonano la Gradinata e si dirigono all’ingresso della tribuna. Scatta la contestazione. C'è anche un faccia a faccia con Mascara e Quintieri. A loro i tifosi chiedono di andarsene, mentre inveiscono anche contro il presidente Gustavo Nikitiuk, che da settimane ormai è sparito dalla scena pubblica. Nel frattempo il resto della dirigenza – compreso il direttore generale Andrea Bargagna – si interroga sul da farsi. Il sindaco, Matteo Franconi, primo sostenitore da sempre della cordata brasiliana e del suo progetto di rilancio del club, cambia idea. Basta. Così è troppo. Questa è un’umiliazione sportiva in piena regola. 

Le parole del sindaco

La (nuova) posizione del sindaco è affidata a un comunicato. Duro e diretto. «Da tifoso, prima che da Sindaco, queste quattro sconfitte fanno male. Fanno male soprattutto per i nostri tifosi. Quei tifosi granata che ci sono sempre stati, che ci sono sempre, in casa e in trasferta, anche quando i risultati non arrivano. A loro, prima di tutto il resto, va il nostro rispetto. I numeri però sono chiari: quattro partite, quattro sconfitte piuttosto nette. Il progetto, così come è stato impostato, alla prova dei fatti non sembra trovare margini e spunti per un cambio di rotta. L'US Città di Pontedera è patrimonio della città. È il Mannucci, sono i nostri colori, è la nostra comunità. Per questo, secondo i più basilari principi di responsabilità, sembra impossibile non chiedere ai vertici tecnici della squadra di mettersi a disposizione della società e della città, per una valutazione onesta intesa a verificare se ci siano ancora le condizioni per andare avanti. Ho sentito la società in questi minuti. Ho chiesto, con la fermezza che accompagna ogni spirito costruttivo, di lavorare da subito, prima che sia troppo tardi, perché si apra una fase nuova in grado di rimodulare, rafforzare e ricostruire un progetto che sia all'altezza di Pontedera e dei suoi tifosi. Il campionato è lungo e siamo soltanto all’inizio ma non possiamo concederci il lusso di perdere tempo.  La città c'è, ma ora serve una svolta immediata». 

Cosa succede ora

La squadra è ultima in classifica. La rosa è nettamente al di sotto degli standard della categoria. Il mercato è chiuso. La società non si capisce bene che intenzioni abbia, e quanto sia disposta a spendere per alzare il livello dei calciatori e provare ad agguantare almeno la salvezza. Il Pontedera ora è una barca alla deriva totale e c’è solo una persona che potrebbe accettare di prendere in mano la situazione, spinta da quella sana follia che alberga solo in chi ha una grande voglia di rivalsa e riscatto: Paolo Giovannini. L’ex direttore generale granata, disoccupato dopo l’avventura poco felice al Follonica Gavorrano terminata nel maggio 2025 –  e in estate vicino a entrare proprio al Pontedera, prima che i brasiliani gli sbattessero la porta in faccia – potrebbe essere l’uomo della speranza. Il sindaco lo vuole, la società valuta. Di sicuro, come scrive Franconi, il Pontedera non può concedersi «il lusso di perdere tempo».  

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