Il ds Mori racconta chi è il campione in giallo Tadej Pogacar
Ciclismo: il sanminiatese è tra i tecnici alla Uae
SAN MINIATO. Sul pavé o in salita, in volata o in discesa un solo nome impera sul Tour de France che in questa settimana ha iniziato a misurarsi con le Alpi: Tadej Pogacar. E il giovane campione sloveno ha, tra gli otto direttori sportivi della potente e prestigiosa Uae Emirates, un tecnico delle nostre parti: Manuele Mori di San Miniato. A dirla tutta dello staff tecnico fa parte anche Fabrizio Guidi, di Cascine di Buti, pure lui ex valente corridore professionista ai tempi d’oro del ciclismo azzurro, quando la nazionale era composta per 7-8 dodicesimi da pisani o toscani.
Manuele Mori non è in ammiraglia al Tour, ma si gode qualche giorno di vacanza prima di tornare in corsa, preparare la Vuelta di Spagna e dopo aver guidato il team Uae al vittorioso Giro di Slovenia alla vigilia della Grande Boucle. Fu anche, a primavera, il direttore sportivo che guidò il principe sloveno all’impresa sulle Strade Bianche senesi. In Slovenia, Pogacar ha corso sulle strade di casa e, incitato quanto osannato dai suoi connazionali ha piazzato la stoccata vincente. L’ennesima della sua carriera che si sta incanalando nel migliore dei modi.
È proprio Manuele Mori a tratteggiare un profilo del campione che è quello che traspare anche attraverso la televisione, prima durante e dopo la corsa: «È davvero un campione, Tadej. Non possiamo discuterlo. Ma è anche un campione quando scende dalla bici. Sa adattarsi a ogni situazione, non alza mai la voce, sa fare gruppo. È accondiscendente in tutto».
Non si atteggia, dunque, da fuoriclasse?
«Assolutamente no. È un bravissimo ragazzo in tutto. Non fa mai storie su alcunché. Sugli orari, sugli allenamenti di gruppo, sui menù, sulle camere. Su niente davvero».
Immagino che in squadra Uae abbia soltanto amici.
«Di sicuro. E come può essere altrimenti? Pure in gruppo non nemici, ma soltanto avversari dal punto di vista sportivo e agonistico».
Penso anche che sia un piacere guidarlo alle vittorie, non soltanto perché, egoisticamente, si raggiunge lo scopo…
«In effetti non obietta mai. E sa anche mettersi a completa disposizione del resto del gruppo se si presenta l’occasione».
Tadej Pogacar è anche molto dolce con la fidanzata, da quanto si vede in alcune immagini tv: «Vuole più bene a lei che a se stesso» dice Mori. Entrambi sloveni, il fidanzamento tra Urska Zigart e Tadej inizia quasi per caso e proprio grazie al ciclismo. Più piccolo di lei di quasi due anni, i due si incontrano in seguito alla decisione di Marko Polanc, allora allenatore della Slovenia, che dovendo andare a Lubiana con urgenza ordina ai ragazzi della nazionale di unirsi alle ragazze nell’allenamento. Urska e Tadej finiscono in coppia per uno sprint di 30 secondi, una scintilla che dà il via prima a un’amicizia e poi a un amore stabile. Urska veste i colori del team BikeExchange e, quando non è impegnata in allenamenti e gare, studia per la laurea in giurisprudenza. O segue Tadej sulle strade più belle del Tour.
Pogacar ha anche un cuore grande così.
«Molti dei suoi incassi e premi gara finiscono nelle casse della società di ciclismo giovanile del suo paese natale, Partita con un manipolo di baby corridori, oggi ne conta poco meno di 200».
Nei suoi interessi c’è, insieme a Urska, una fondazione che raccoglie fondi per la ricerca contro i tumori, in onore della suocera, scomparsa a primavera. Inoltre, hanno investito in un’azienda che produce «alimenti salutari», in prevalenza panini, venduti nei supermercati di tutta la Slovenia.
Anche Manuele Mori è impegnato con la moglie Elisa in un’attività commerciale che sta dando soddisfazioni: la Km di San Miniato, linea di abbigliamento per ciclisti alla ricerca delle massime performance. Nata nel 2019, i capi che realizza, coniugano il massimo delle prestazioni sportive con un design unico made in Italy. L’abbigliamento è personalizzabile per squadre di qualsiasi livello, su strada e per mountain bike.
Continuando in questo modo la passione col ciclismo che è stata anche del fratello Massimiliano e che fu del padre, Primo, professionista dal 1969 al 1975, vinse una tappa al Tour de France 1970 quando era gregario di Felice Gimondi. l
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