Italia
Il castelfranchese Giovanni Bonocore festeggia la B con la Reggio Audace
Il preparatore atletico cancella dopo 20 anni un incubo in nerazzurro: i dirigenti erano gli stessi del Brescello...
castelfranco
Brescello toglie, Brescello restituisce (attraverso Reggio Emilia) a distanza di esattamente vent’anni.
Il preparatore atletico Giovanni Bonocore ha conquistato la promozione in B nello staff tecnico della Reggio Audace (erede della Reggiana), guidata dal patron Romano Amadei e dal diesse Doriano Tosi. La stessa compagine societaria che al timone del Brescello nel 1999-2000 strappò la finale playoff per il salto in B dalle gambe del Pisa, i cui muscoli erano affidati alle cure del professore di Castelfranco di Sotto, allora fidato collaboratore del mister Francesco D’Arrigo.
Bonocore, c’è anche la sua firma nel grande successo della Reggiana di Massimiliano Alvini ai danni del Bari di De Laurentiis...
«Sono stato chiamato per preparare i playoff. Ogni volta che mi recavo a Reggio vedevo l’indicazione per Brescello e confesso che mi dava fastidio. Sentivo che dovevo prendermi una rivincita. Oltretutto ho scoperto che il direttore sportivo e il presidente erano gli stessi della squadra che eliminò il Pisa. A chiamarmi è stato Massimiliano Alvini, con cui avevo già collaborato a Signa, a Quarrata e al Tuttocuoio. Mi aveva promesso che alla prima occasione avrebbe voluto ancora lavorare con me ed è stato di parola. Un grande allenatore. Sono state sette settimane bellissime. La Reggiana aveva svolto un lavoro meraviglioso, che infatti aveva prodotto un’annata straordinaria. La mia prima preoccupazione è stata quella di non sconvolgere nulla e contemporaneamente di portare le mie idee».
Come si prepara un successo post-lockdown?
«Ogni preparatore ha i suoi metodi. Io sono partito dalle analisi neuromuscolari di tutti i giocatori attraverso la mia app iCriptex. Ho avuto il supporto del professor Massimo Bergamasco, del laboratorio di Robotica Percettiva Percro della Scuola Sant’Anna di Pisa. Quindi ho lavorato sugli squilibri di ogni ragazzo. Preciso che la squadra aveva già il preparatore atletico Valentini, con cui ho avuto una proficua collaborazione. Io ho svolto sedute con gruppi ristretti di 4-5 giocatori, cercando di migliorarli sotto l’aspetto psicofisico. Ho chiesto loro gli straordinari, ricevendo la massima disponibilità».
Si può dire che lei era il preparatore personale di ciascun calciatore?
«In pratica sì. La Reggiana aveva già due preparatori atletici. Eravamo uno staff tecnico di sette persone. Io ho lavorato sul perfezionamento dei singoli».
Lei sarà dunque avversario del Pisa nel prossimo campionato cadetto?
«Ne stiamo parlando con la società. Considerando gli scudetti conquistati nella Juventus con Del Piero, ho vinto tutti i campionati tranne quello di B, quindi mi piacerebbe provare a raggiungere anche questo obiettivo».
Il team di D’Angelo a giornate alterne vince e perde nell’extratime: una questione atletica o neuromuscolare?
«È impossibile scindere gli aspetti neurogeni da quelli fisici: se il sistema nervoso è stanco, anche se il muscolo funziona, lo stimolo non passa. Le statistiche dicono che nell’ultimo periodo molte partite si stanno decidendo nel finale. Giocando ogni tre giorni può darsi che una squadra non riesca a recuperare e che il turnover non sia sufficiente». —
Massimo Berutto
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