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Calciatore, coach e direttore Emiliano Niccolini, calcio a 360°
Con la maglia nerazzurra sfiorò due volte la serie B partendo dall’Eccellenza, ora è Dt al Sextum Bientina
PISA
Una lunga storia d’amore a tinte nerazzurre quella di Emiliano Niccolini, difensore classe ‘76, capitano e bandiera del Pisa. Dall’Eccellenza alla C1 con la B sfiorata due volte, undici stagioni con la maglia nerazzurra dal 1994 al 2005, poi due anni al Pontedera, prima di concludere la carriera al Forcoli e iniziare l’avventura in panchina. Dalla scorsa estate una nuova esperienza nelle vesti di direttore tecnico e responsabile scouting al Sextum Bientina.
Emilano, undici stagioni in maglia nerazzurra: tante emozioni e il coronamento di un sogno?
«Esattamente, ho davvero coronato il mio sogno. Abitavo a Porta a Lucca, sono nato accanto all’Arena Garibaldi. In realtà le stagioni in nerazzurro sono 15, se consideriamo anche i quattro anni nel settore giovanile. Nel ‘94 ho esordito in prima squadra. Sono stati anni intensi, ricordo un inizio abbastanza difficile: un mix di alti e bassi, dall’Eccellenza alla serie C. Per me, pisano, è stata un’emozione incredibile indossare la maglia del Pisa. Ho il rammarico delle presenze, ne avrei potute collezionare di più: nelle ultime due stagioni ho subito due infortuni al ginocchio e sono sceso in campo solo undici volte».
Diverse volte sei sceso in campo con la fascia da capitano: cosa vuol dire giocare all’Arena Garibaldi?
«Giocare all’Arena è fantastico, Pisa è una piazza prestigiosa ed esigente. Ci sono grandi giocatori che hanno indossato la maglia nerazzurra da giovani e magari non sono riusciti ad esprimersi. Indossare la fascia da capitano è stato un onore: cercavo di mediare e tenere unito il gruppo. Da giovane ho inseguito il sogno di giocare nel Pisa con impegno e costanza, facendo anche dei sacrifici. A volte sono arrivate proposte di mercato, ma ho sempre rifiutato: ho scelto di restare a Pisa. Credo di aver dimostrato attaccamento alla maglia ed è stato riconosciuto anche dai tifosi, con i quali avevo un rapporto ottimo, basato sul rispetto».
I ricordi più belli delle stagioni in nerazzurro?
«Tanti. La vittoria del campionato di C2 con largo vantaggio: ricordo i grandi festeggiamenti. Poi la semifinale playoff con il Cesena nel 2003 (serie B sfumata ai supplementari nella finalissima con l’Albinoleffe), i derby con Livorno e Lucchese e i pochi gol che ho segnato».
Gli avversari che più ti hanno messo in difficoltà e i compagni di squadra più forti?
«Difficile scegliere, potrei citarne tanti. Ricordo una prima di campionato contro il Lumezzane: D’Arrigo mi schierò terzino per la prima volta, sulla destra c’erano Cassetti e Buscè e mi diedero filo da torcere. Anche Protti, Pellissier e Carruezzo… Tra i compagni di squadra Baraldi è stato un modello, mi ha insegnato tanto e mi ha aiutato a crescere. Potrei anche nominare Logarzo, Andreotti, Savoldi…».
Cosa pensi del campionato del Pisa?
«I nerazzurri hanno mantenuto l’ossatura della squadra che ha conquistato la promozione in serie B vincendo i playoff, facendo alcuni innesti mirati e di qualità. Il Pisa è una squadra tosta, l’obiettivo è quello della salvezza e ci sono tutti i presupposti per mantenere la categoria. D’Angelo mi piace molto, sia come allenatore che come persona. È preparato, umile, riesce a far esprimere al meglio i ragazzi e a valorizzarli. Il campionato di serie B è difficile, imprevedibile: tutte le partite sono insidiose; il Benevento fa eccezione, ha una squadra attrezzata e sta ammazzando il campionato».
Quale giocatore del Pisa ti ha impressionato di più?
«Masucci inizialmente non mi aveva convinto, invece mi sono dovuto ricredere: è davvero bravo e utilissimo alla causa, corre e si danna in campo. Gucher e Marin sono giocatori di livello per questa categoria, anche Birindelli sta facendo molto bene. Marconi dopo un inizio strepitoso sta avendo un fisiologico calo, anche in seguito all’infortunio. Il gruppo è valido e coeso».
Hai avuto esperienze come allenatore nei settori giovanili del Pisa (Berretti e Allievi) e del Pontedera (Berretti e Giovanissimi): dalla scorsa estate un nuovo ruolo.
«La scorsa primavera ho aperto un negozio di articoli sportivi ed ero consapevole di non avere più il tempo per fare l’allenatore. In estate c’è stato un contatto con il presidente del Sextum Bientina, che già conoscevo, e mi ha proposto di ricoprire il ruolo di direttore tecnico e responsabile scouting. Assieme al ds Del Carratore cerchiamo di migliorare il settore giovanile, alzare l’asticella. Qui c’è una struttura eccezionale, siamo affiliati con l’Empoli e il presidente è ambizioso, ha tante idee. Il mio compito consiste nel tenere rapporti e contatti, poi visiono diverse squadre e ragazzi, mi confronto e mi interfaccio con lo staff degli allenatori».
Come stai vivendo questi giorni?
«Cerco di essere ottimista e spero che tutto si possa risolvere il prima possibile. L’attività commerciale che ho aperto lo scorso anno al momento è chiusa, brusco stop. Anche il calcio è fermo, ci teniamo in contatto con la società e, intanto, mi godo la famiglia. Ho tre figli, due ragazze (Aurora e Alice) e un maschietto, Diego: manco a dirlo, ha una passione incredibile per il calcio, gioca nell’Under 13 del Pisa». —
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