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il personaggio sotto i riflettori 

Dai primi calci alle Capanne all’Europa League

PIETRO MATTOMAI
Dai primi calci alle Capanne all’Europa League

La favola del 22enne Gianluca Mancini in gol con la maglia dell’Atalanta nel preliminare di coppa contro il Sarajevo

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MONTOPOLII VALDARNO. Il 17 non porta affatto male. Per conferme, chiedere ad Andrea Favilli e Gianluca Mancini. Il primo, originario di Pisa e nato calcisticamente nello Zambra, attaccante oggi in forza alla Juventus, mercoledì ha messo a segno una doppietta contro il Bayer Monaco. Certo, in un’amichevole estiva, ma Andrea è un classe 1997, nato - appunto - il 17 maggio, e di strada da fare ne ha ancora tanta. Gianluca Mancini, difensore, invece, un gol lo ha realizzato contro il Sarajevo, nei preliminari dell’Europa League, indossando la maglia dell’Atalanta. Lui, di Capanne, è nato nel 1996. E, come Favilli, gli anni li compie il 17, ma di aprile. E la sfida alla cabala è appena iniziata.

Gianluca è un tipo riservato. Un ragazzo di appena 22 anni, ma che sembra di un’altra epoca. Sui social si fa vivo ogni tanto con qualche foto, ma la testa è sul campo. Difficile trovare un giovane calciatore così, in un mondo - come quello del pallone - che di distrazioni ne ha da vendere. Ma l’impronta della famiglia è forte. Babbo Giovanni e mamma Claudia, che abitano a Montopoli, vogliono mantenere quella tranquillità che si addice alle persone umili e sincere. «Non siamo molto propensi a fare le interviste, ma non per qualcosa in contrario - spiega la mamma al telefono - semplicemente perché Gianluca è soltanto all’inizio, e deve ancora dimostrare tanto».

Niente fanfare: la carriera nel calcio che conta è appena cominciata, e bisogna mantenere i piedi ben saldi per terra. Ma una soddisfazione, alla famiglia e a Gianluca, nessuno potrà toglierla: quella di aver dato lustro a un intero territorio. «Siamo felici per tutto il Comprensorio - conclude Claudia - speriamo che Gianluca possa continuare così». Prima di arrivare a Bergamo, Gianluca rincorreva il pallone vicino casa. Per la precisione, al Valdarno Calcio, quando a seguirlo c’era Giuseppe Aurilia, già osservatore per squadre come Empoli, Siena e Livorno. «Al primo impatto, era un bambino come tanti - racconta - ma dopo nemmeno mezz’ora, avevo già intuito che Gianluca era diverso». E a differenza degli altri, Mancini aveva una marcia in più. «È la sua caparbietà che lo ha portato così in alto - commenta - e sono convinto che per lui il meglio deve ancora venire». Presto, gli occhi degli addetti ai lavori sono su di lui. Nel 2006, fu la Fiorentina a provinarlo e, dopo una notte di riflessione, si spalancarono le porte delle giovanili della società gigliata. Poi, con Vincenzo Montella in panchina, il salto in prima squadra: con la casacca viola, Gianluca ha disputato alcuni test internazionali, come contro il Malaga, facendo coppia con Stefan Savic, oggi titolare nell’Atletico Madrid. Da quel momento, una vera e propria scalata: prima a Perugia, dove esordisce tra i professionisti, quindi, dopo due belle stagioni, arriva il nerazzurro dell’Atalanta. Neppure un anno fa, scende in campo, per la prima volta, in serie A. Dove? All’Artemio Franchi di Firenze, contro la Fiorentina. Intrecci del destino. Giovedì è arrivato il secondo gol con la maglia della Dea. Il primo, lo scorso febbraio contro il Chievo, è stato il suo battesimo personale in serie A. Due giorni fa, invece, la sua zuccata gli è valsa la prima gioia anche in campo internazionale. —

PIETRO MATTOMAI.

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