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I giovani e il grande dilemma vincere subito o crescere?

I giovani e il grande dilemma vincere subito o crescere?

L’esigenza del risultato spesso si scontra con la necessità di formare i ragazzi Generazioni in “lotta” e progetti a metà, la parola a dirigenti e calciatori locali

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PONTEDERA. Il calcio giovanile, eternamente diviso tra la necessità di formare i ragazzi, ma anche di vincere sul breve termine. Un “dilemma”, che affligge anche il calcio nostrano e che - tutt’ora - non trova una risposta univoca. Dirigenti e giocatori, però, hanno delle idee in merito, per cercare di trovare una soluzione.

«Ai club appartenenti ai campionati più modesti non viene data voce in capitolo e non vengono comprese le loro necessità - esordisce il giovane ds del Cascina Luca Scaramuzzino - Ci viene chiesto di far crescere i giovani? Benissimo, ma dobbiamo essere tutti d’accordo. Molte volte infatti a noi dirigenti non viene data l’opportunità di poter costruire un progetto a lunga gittata perché questo non potrebbe essere in linea con i risultati da conseguire durante le varie stagioni sportive. Per introdurre un ragazzo delle giovanili alla prima squadra ci vuole tempo, affinché capisca alcune dinamiche di gioco. Così come ci vuole tempo per colmare i limiti fisici e tecnici, e tempo per poter sbagliare liberamente. Purtroppo, specie per questo ultimo aspetto, una società non può farsi carico di tale aspetti. Per questo molte volte siamo costretti a prendere in prestito quote dalle categorie superiori». Già, le tanto famigerate quote, uno dei più grandi motivi di attrito fra i club e la federazione. Cosa sono? E a cosa servono? Le quote sono delle obbligazioni che la federazione riserva alle varie società calcistiche al fine di salvaguardare la presenza dei giovani prospetti di ogni squadra.

Nello specifico il comitato regionale ha deliberato per la stagione calcistica 2017/18 l’obbligo di almeno due ragazzi classe’98 e uno del ’99 per i campionati di Eccellenza e Promozione; almeno due del ’96 eduno del’ 97 per la Prima categoria; uno del ’95 e uno del ’96 in Seconda categoria e nessuno per la Terza. «Ma è inutile usare le quote se poi non si dà particolare attenzione al settore giovanile - tuona Giorgio Corradetti, storico ds del Forcoli -Per quanto ci riguarda se non avessimo trattato sempre con il massimo rispetto i nostri ragazzi a quest’ora avremmo chiuso i battenti già da tempo. Tra mille difficoltà invece siamo sempre riusciti ad allestire rose più che competitive grazie alla tenacia e alla cieca fiducia nelle qualità dei giovani. In Italia purtroppo ci vorrebbe più cultura sotto questo punto di vista». Una cultura che sembra però mancare anche nel background psicologico di alcuni veterani. «Molte volte siamo noi vecchi la “rovina” dei giovani calciatori - ammette Gabriele Grillo, classe 1985, navigato bomber della Pecciolese- Ho notato che le nuove leve reagiscono male ad alcune sollecitazioni, certe volte anche troppo severe, di noi senatori. Non voglio assolutamente dar la colpa a loro: è naturale che ogni generazione abbia i suoi pregi e i suoi difetti, sta a chi ha un curriculum molto più ampio capirli e perciò correggerli in modo adeguato. A parte questo il problema è comunque generale: a partire dalle nostre categorie dobbiamo tutti invertire la rotta e fare un mea culpa generale, dai calciatori fino ai massimi dirigenti».

Dario Pellegrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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