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Cionini, il pararigori che protegge la porta della Pecciolese

Cionini, il pararigori che protegge la porta della Pecciolese

PECCIOLI. I rigori fin dall’alba dei tempi contrappongono due personalità agli antipodi: un individuo tendenzialmente incline al gol e uno che invece cerca da una vita di evitarli. Lo sanno bene...

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PECCIOLI. I rigori fin dall’alba dei tempi contrappongono due personalità agli antipodi: un individuo tendenzialmente incline al gol e uno che invece cerca da una vita di evitarli. Lo sanno bene Federico Tamberi e Gianluca Cionini, rispettivamente attaccante del Cascina e portiere della Pecciolese.

Proprio quest’ultimo è risultato determinante per la propria squadra parando a Tamberi il rigore che avrebbe determinato il pareggio degli avversari. «In queste categoria mi è capitato molte volte - scherza il 33enne Cionini - talvolta è fortuna, talvolta senti qualcosa dentro che ti indica dove buttarti per impedire che la palla finisca in rete». Eppure in quella parata per Cionini potrebbe esserci qualcosa di più: la consapevolezza di aver messo una firma importante sulla stagione della squadra. «L’importante è salvarci. Siamo contenti di quello che stiamo facendo, ma non dobbiamo perdere di vista l’obbiettivo primario».

Ma come è arrivato Cionini a Peccioli? «La strada è stata lunga - dice - Ho iniziato al Cappiano Romaiano dove sono rimasto per parecchi anni, vivendo anche un campionato di C2, seppur dalla panchina. Da lì in poi ho sempre giocato nelle categorie inferiori, facendomi valere. Mi piace ricordare i successi conseguiti con il Tuttocuoio: quando si parla di triplete tutti pensano al 2010, all’Inter di Mourinho. Ma anche a Ponte a Egola riuscimmo a portare a casa il campionato d’Eccellenza, la Coppa Italia d’Eccellenza e la Coppa Italia Dilettanti. Sono particolarmente orgoglioso di quell’anno magico. Da allora mi sono avvicinato a casa giocando per cinque anni allo Sporting Cecina. Quest’anno la società ha fatto altre scelte e ora mi trovo a Peccioli. Sono felicissimo, ci sono grandi uomini e una grande società. Insomma, qui c’è tutto per far bene». (d.p.)

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