pontedera
sport

Giancarlo Favarin, l’uomo che fermò Roberto Baggio

Lì, sempre lì, nel mezzo... finché ne hai stai lì. Il mediano, ruolo importante nel calcio di una volta e anche in quello attuale, quanto sottovalutato. L’uomo di fatica che se non ha piedi buoni, fa...


13 aprile 2017 di ROBERTO GRAZZINI


Lì, sempre lì, nel mezzo... finché ne hai stai lì. Il mediano, ruolo importante nel calcio di una volta e anche in quello attuale, quanto sottovalutato. L’uomo di fatica che se non ha piedi buoni, fa legna. Giancarlo Favarin, pisano purosangue, era molto di più sin da quando vestiva la gloriosa maglia della Marinese, il Real Madrid di quelle parti a livello di settore giovanile, che vinceva i titoli italiani, producendo talenti come Giovanni Galli ed Ennio Pellegrini. «Ma prima di approdare alle finali nazionali, l’ostacolo duro da superare — ricorda — e da toglierti il sonno la sera prima della gara, era il derby col Picchi Livorno. Guai a togliere la gamba. Grandi battaglie». Si parla degli anni Settanta, tempi di lotte e di piombo, e a quel bulldog davanti la difesa, bravo a “vedere” la porta e a leggere la partita, piaceva combattere. Mister Lazzerini lo vuole alla Cuoiopelli. È un leader. Sarà in pratica l’unico giocatore a vivere il ritorno in Quarta serie dei biancorossi a spesa del Cecina, altro grande duello pisano-livornese, e nove stagioni dopo, , la storica salita in C dei conciari. Agli inizi copre le spalle a un capellone casinista e impertinente di Certaldo. Si chiama Luciano Spalletti. «È così ancora — assicura — non fidatevi dell’atteggiamento in tv o in panchina». Fra le due promozioni si fa apprezzare in giro per l’Italia dove gli fanno marcare il regista, l’ispiratore della manovra altrui. In Jesi-Vicenza, la gatta da pelare è Roberto Baggio, allora enfant prodige. «Guarda che questo è bravo davvero», mi avvertono i compagni. Finisce 0-0. Il Divin Codino non tocca palla. Più con le buone che con le cattive. Soffre invece Neri dell’Arezzo. «Mi fece gol a Livorno — confida — e la cosa mi è rimasta sul gozzo. Un vero talento».
A poco più di trent’anni chiude un’onorata carriera con molta serie C nelle gambe, gol pesanti dalla distanza e tanta voglia di allenare. Comincia dal basso, dalla gavetta e pure adesso nelle amichevoli infrasettimanali vuole squadre amatoriali o dilettanti che mettono la gamba, per preparare i suoi ragazzi. «Finché non fischio non vi fermate». Il resto lo conoscete. Da un trentennio è un tecnico apprezzato, legato a nessun carro, tutto di un pezzo che ha intuito le potenzialità di Candreva alla Ternana, lasciato il cuore a Castelnuovo Garfagnana, vinto campionati a Lucca, Venezia, Andria (club attuale) a cui resta l’amaro in bocca per quello che poteva essere è non è stato nella città lagunare e nella sua Pisa.

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.