Il Tirreno

Pontedera

Sandro Mazzinghi montanti e ganci di una vita intera

di PAOLO FALCONI
Sandro Mazzinghi montanti e ganci di una vita intera

È uscito un altro volume che narra la storia del pontederese campione dei superwelter

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di PAOLO FALCONI

Prima, un po’ di tempo fa, la boxe era il secondo sport più seguito in Italia e dagli italiani dopo il calcio. Il motivo è semplice: c'erano molti campioni. Qualche nome tanto per capire subito e al volo: D'Agata, Loi, Mazzinghi, Arcari, Benvenuti, solo per restare dentro i confini della Penisola sennò dovremmo rammentare anche Cassius Clay - Muhammed Alì, Tyson, ecc.

Quando partiva un pugno di questi pugili era davvero uno spettacolo, anzi era moltissimo di più.

«Oggi manca il Campione, sì quello con la C maiuscola; quello vero capace di attirare folle immense nei vari palazzetti dello sport. Senza considerare anche l’altro elemento che ha contribuito alla mancanza di talenti e al disinteresse dei media: l’assenza di importanti sponsor. Basti pensare che io per 25 anni sono stato sponsorizzato da una delle più grandi aziende italiane, la Ignis. Ho portato quel glorioso marchio negli Stati Uniti, facendo vendere un milione di frigoriferi…».

È Alessandro Mazzinghi, per tutti Sandro, a inquadrare alla perfezione il “sistema” pugilato. La sua chiarezza è disarmante. Come disarmante, per l’avversario che aveva di fronte, lo era quando calcava il ring: categoria superwelter negli anni Sessanta e Settanta.

Ora è come se fosse salito un’altra volta sul quadrato, con l’uscita del libro di Dario Torromeo “Anche i pugili piangono” (Absolutely free editore, 15 euro): 220 pagine attente, precise, invitanti. Oserei dire eccitanti, perché se non è eccitazione la boxe... cos’altro è?

E anche allora si assiste all’eterna diatriba che rende ancora più affascinanti le sfide: nella vita, nello sport, nel lavoro. Ricordate? Coppi e Bartali, Mazzola e Rivera, Democrazia Cristiana e Partito Comunita, Patto Atlantico e Patto di Varsavia. Qui c’era Mazzinghi e Benvenuti.

I due non si amavano, figurarsi se si odiavano; perché anche l’odio è un sentimento! Semplicemente si eludevano. Si ignoravano “quasi” alla perfezione. Si trovarono, però, davanti l’ultima volta il 17 dicembre 1965 per il titolo mondiale superwelter Wba/Wbc e il titolo del . Corriere della Sera di allora è eloquente: “Ha vinto ancora Benvenuti ma l’eroe è stato Mazzinghi”.

Agrumi e patate volano sul ring, il pubblico non gradisce affatto il verdetto. Dalle righe del bel volume di Torromeo apprendiamo: Mario Minini sul Corriere d’Informazione racconta di aver trovato Nino, a fine combattimento, nel suo spogliatoio mentre prendeva ossigeno da una bottiglietta di plastica bianca. Aveva il volto tumefatto e lo sguardo non certo felice. Si erano invece riempiti di stupore i pochi che erano riusciti a entrare nello spogliatoio di Sandro. Lui era sotto la doccia e cantava “Roma nun fa la stupida stasera”, mentre l’acqua scendeva giù fredda e violenta, a dargli un minimo di sollievo, portando via il sangue dalle ferite.

Di “compagni di viaggio” il pontederese Sandro Mazzinghi ne ha avuti parecchi da quando «sono salito sul ring la prima volta che avevo 15 anni per un piatto di pasta, una bistecca e un bicchiere di vino. Era il 1955/56 – racconta Mazzinghi – e non avevo mai fatto boxe: misi ko il mio avversario in 4 riprese. E dopo mangiai così tanto da scoppiare... una sensazione unica che ricordo ancora. In casa mia mancava di tutto… Fu mio fratello Guido a farmi innamorare del pugilato: era già un grande campione e io ero affascinato da lui, volevo diventare come lui. Poi c’erano le condizioni economiche della mia famiglia, eravamo molto poveri, e con il pugilato all'epoca si mangiava; se poi riuscivi anche a diventare un campione la vita la vedevi più rosa.

Come la volta, stadio di San Siro stracolmo, 26 maggio 1968 in cui mise a tacere Kim Soo Kim per riconquistare la corona mondiale: colpi a raffica sul coreano. Gliene contano 21 a segno in pochi secondi. Gancio, montante, diretto: un vero ciclone e Kim gli cade addosso e poi al tappeto «dopo 45 minuti di pura follia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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