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Trevisan, consigli ai neroverdi per resistere all’Arena
PORDENONE. Non c’è miglior giocatore per presentare Pisa-Pordenone di Trevor Trevisan, ora alla Salernitana in B. Il centrale, figlio d’arte (suo papà Angelo ha giocato nel Genoa), dispensa consigli...
PORDENONE. Non c’è miglior giocatore per presentare Pisa-Pordenone di Trevor Trevisan, ora alla Salernitana in B. Il centrale, figlio d’arte (suo papà Angelo ha giocato nel Genoa), dispensa consigli al gruppo di Tedino: «Il fattore campo per il Pisa è determinante: nel loro stadio non bisogna subire gol, o comunque non perdere».
Trevisan, l’Arena Garibaldi è proprio una bolgia come la descrivono?
«Solo un aneddoto: col Monza, finale playoff vinta, c’erano circa 20 mila persone. Dopo la partita hanno dovuto aprire i cancelli per lasciare entrare i tifosi. Prima della gara tra di noi c’eravamo detti: “Oggi si va in B”. C’è un calore infinito. Se il pubblico è dalla tua parte, giochi in 13, neanche in 12».
Quel Pisa, allenato da Gianpiero Ventura, giocava un calcio sublime.
«Grande squadra e grande gruppo. Salimmo in B spinti da una curva fantastica. Tuttavia il pubblico può essere un’arma a favore ma anche a sfavore: se non “decolli” inizia a creare problemi. Se il Pordenone, per fare un esempio, passa in vantaggio, può succedere di tutto. Ripeto: determinante sarà incassare meno gol possibile, per poi giocarsela al Bottecchia. L’importante è non perdere, ma uscire con una sconfitta per 1-0 può comunque essere visto non del tutto negativo: a Pordenone puoi portare la gara dalla tua».
A chi deve stare attento il gruppo di Tedino?
«Il Pisa è una squadra fortissima: non bisogna prestarsi troppo agli uno contro uno, perché ci sono molti giocatori in grado di trovare una soluzione da soli. Penso a Mannini, ma io dico Cani ed Eusepi: ho giocato assieme a entrambi».
Alberto Bertolotto
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