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Disanto, una vera mina nel fianco

Disanto, una vera mina nel fianco

A Bassano del Grappa ha fatto perdere la bussola ai difensori locali

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PONTEDERA. Luci e ombre. È la sintesi assoluta della scorsa stagione di Francesco Disanto. Giovane, rapido e innamorato della palla. Arrivato nell'estate 2014 dall'Arezzo, il fantasista classe '94 alla prima avventura in granata fatica a inserirsi nei meccanismi di gioco di mister Paolo Indiani. Con il 3-5-2 si ritrova spesso da solo a combattere con la difesa avversaria e nonostante la grande velocità di gambe finisce per essere annientato. Ha deciso di restare a Pontedera per mettersi alla prova nel nuovo 4-3-1-2, che gli consente di svariare di più e dunque di sentirsi più libero di prendere il pallone in qualsiasi zona del campo.

Domenica sera a Bassano del Grappa nel primo turno di Tim Cup si è cimentato in una sorta di "falso nueve" in compagnia di Scappini, con Bonaventura rifinitore. La doppietta di Pietribiasi ha vanificato il vantaggio di Polvani, eliminando i granata dalla competizione. Ma Vettori e compagni hanno comunque lanciato segnali positivi. A livello collettivo e individuale. Tra i migliori proprio Francesco Disanto, scheggia impazzita capace di far perdere la bussola alla difesa veneta in più occasioni. Compresa quella del rigore fallito da Scappini in chiusura di match, che avrebbe proiettato il Pontedera ai supplementari.

«Ce la siamo giocata alla pari contro una formazione che nel campionato scorso ha sfiorato la serie B ed è tra le favorite della prossima stagione. Dispiace per la sconfitta - spiega il giovane centravanti - ma credo che dobbiamo ritenerci soddisfatti per come abbiamo affrontato il match».

Personalità, concretezza e fantasia. Francesco Disanto nei primi 90' ufficiali è apparso maturato tatticamente rispetto a qualche mese fa. «Con il 4-3-1-2 posso sbizzarrirmi di più rispetto al 3-5-2. Il mister domenica, prima della partita, mi ha chiesto di non dare punti di riferimento, di muovermi molto. A me piace svariare, è una mia caratteristica naturale». Poco prima che il ritiro del Pontedera prendesse il via, intorno alla metà del luglio scorso, sembrava che Disanto potesse finire in prestito a un altro club di Lega Pro in grado di valorizzarlo attraverso un sistema di gioco più adatto a lui.

Poi cosa è successo? «Il ragionamento è semplice: con il 3-5-2 ho dimostrato di non potermi esprimere al meglio, e quindi il mio procuratore aveva preso in considerazione l'idea di un'alternativa. Nel primo giorno di allenamenti però il mister ha detto chiaramente di voler cambiare qualcosa dal punto di vista tattico. A lasciare Pontedera non ci penso nemmeno, qui sto benissimo: con la società e con i tifosi».

Dichiarazione d'amore alla maglia granata. I piedi sono ben saldi a terra. «Si sta formando un bel gruppo e ci sono molti ragazzi giovani come me che possono fare bene. Contiamo sul supporto dei più esperti per rendere al massimo. È troppo presto per fare previsioni - chiude Francesco Disanto - e se in molti dicono che siamo una squadra più forte rispetto agli anni precedenti, faremo di tutto per dar loro ragione».

Tommaso Silvi

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